R a d i o l a n d

M u s i c a & I n f o r m a z i o n e

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

La mala educacion

locandina La mala educacionInterpretato da Fele Martinez, Gael Garcia Bernal, Juan Fernandez e altri, con la regia di Pedro Almodovar, è un film del genere noir sulla ricerca maniacale dei dettagli, ovvero storia di un prete e di due ragazzini,  in un collegio religioso, che generata da atti di “ordinaria” pedofilia e attraverso un triangolo amoroso omosessuale, segnerà il loro rispettivo destino soltanto apparentemente diverso, e in cui il “trionfo”, o il “miracolo del peggio” come vorrebbe definirlo il regista, non è altri che la “normale” prassi del progresso morboso osservato come caratteristica di fondo del Male Perfetto. Dei tre personaggi coinvolti, uno scrive, uno è regista e il prete si è spretato senza smettere con questo di insegnare la “diseducazione” attribuita in questa storia alla Chiesa, ma specifica di ogni altra istituzione del sistema –j9; diseducazione dunque  che non è tale rispetto a un modello prefabbricato, a un canone moralistico che evinca l’eterosessualità o altro come forma esclusiva di educazione, perché di fatto è esattamente il contrario. Per cui, “diseducazione”, o come la definisce il regista “mala educazione”, è semmai l’ignorare a priori le differenze intercorrenti tra “il dire e il fare”, tra la teoria e la pratica, tra l’affermare e il fare, tra la promozione di una azione e il suo risultato “che non piove mai dal cielo” ma inequivocabilmente la identifica.  Ed è, infatti, la ordinaria prassi del contesto simulato che negativizza e inverte, e si costringe all’ignoranza relativa e totale, partendo dalla più grossolana: quella di se stesso. Opera cinematografica comunque minore di Pedro Almodovar, che qui sofferma l’attenzione dell’obiettivo sul secondo suo aspetto preferito: il  mondo omosessuale dei travestiti e no, esposto sullo schermo come ribellione, purificazione e fuga dalla normalità brutale e corruttrice del mondo maschile; e che impersonando attraverso i suoi personaggi l’aspirazione al mondo superiore tutto femminile del suo cinema - e ostentando trasgressione innaturale e ribellione al cospetto del proprio ruolo - ne costituisce l’anticamera, la componente subordinata e inferiore, attraverso la  quale è però possibile accedervi. L’aspirazione omosessuale ossessiva e maniacale del voler essere donna ad ogni costo nonostante l’imposizione della propria natura, che si fa disperazione nella costrizione di doverne limitare ogni impulso al mero e animalesco rito sessuale dell’imitazione, tralasciando i più importanti contenuti dell’essere donna, traspare come una contaminazione da cui è possibile purificarsi e liberarsi soltanto accedendo al livello superiore femminile. Il tutto maschile e maschilista di questa anticamera imperniata sulla realtà di una Chiesa educatrice alla rovescia in conformità al contesto sociale, fondato sull’assenza di ogni valore e sulla simultanea usurpazione che simula la gestione dei valori assenti, e quindi Chiesa perversamente diseducatrice, si fa mondo a se, cerchio chiuso relativo da cui, di fatto, è impossibile venirne fuori se non con l’accettazione di una condizione di particolare morbosità, che si manifesta nell’esasperazione sessuale, nel contagio, nella prevaricazione e nell’essenza corruttrice di una società economica edonista, prigioniera di se stessa e del proprio edonismo attraverso le classi, le graduatorie e le gerarchie stabilite dalla Disuguaglianza Economica. Il ricalco di una condizione femminile costretta alla prostituzione sessuale, sociale, familiare ed economica, caratterizzata dallo sfruttamento maschile, esprime personaggi privi di scrupoli, vivacizzati da un’ambizione verso una condizione di apparente libertà, che  si fa oscura e pedante evidenziando una scelta scontata che mettendo in secondo piano il cattivo o “malo gusto”, il disgusto che inevitabilmente suscita rispetto al superiore mondo femminile, rende ogni coreografia della pratica sessuale tra maschi -  altrimenti disgustosa e ripugnante - secondaria.  Il fenomeno cinematografico, importatore di una educazione alternativa, si fa parimenti diseducativo, e non solo perché la libertà della condizione omosessuale non deriva da una scelta libera, quanto perché generato da una costrizione “naturale” del tutto obbligata proveniente dall’organizzazione sociale negativa invertita, a sua volta discendente dall’omonimo ordine cosmico, e quindi anch’essa prevaricazione del proprio essere  del tutto simile alla scelta non scelta di ogni altra specialistica sessuale. Nonostante il film sia vistosamente al di sotto del suo mondo cinematografico femminile, questo “miracolo del peggio” di  Almodovar possiede il merito, seppure inconsapevole, di aver portato alla luce e di documentare come prova tra le più inconfutabili e rilevanti,  quel “Trionfo del Male” di cui, su una Terra da esso usurpata, se ne ostenta la più totale e incosciente censura.  Il demerito – altrettanto inconsapevole - è allora quello usuale del contesto –j9 che, in quanto “Mala Medicina”, in presenza di una terapia in assoluto efficace e garante della piena guarigione di un soggetto affetto da una malattia mortale in fase terminale, la rifiuta e diagnostica in sua vece una leggera indisposizione influenzale, prescrivendo due aspirine e uno sciroppo da prendere prima o dopo i pasti. Ma è come riscatto da una dimensione capovolta e quale appagamento dell’aspirazione al femminile che in esso traspare, che a questo film del 2004, chiuso dalla paternità distorta, ha fatto seguito ineluttabile e correttivo VOLVER, film-capolavoro sulla maternità sublime dell’Essere.

 
Banner
Banner
Banner
Banner