Il protagonista, Forest Whitaker, è bravissimo ed ha sicuramente meritato l’Oscar, ma non per questo film di Kevin Macdonald, in cui interpreta la parte di Idi Amin Dada, il feroce trascinatore di folle che dal 1971 rimarrà Presidente dell’Uganda fino al 1979. Questa ennesima recita su una delle figure più ambigue, condivise tra la follia e l’ambizione, l’ascesa e la conservazione del potere fino alla caduta, di un capo popolo urlatore preso dalla Storia a rappresentanza quale campione della follia e dell’ambizione e dell’insufficienza intellettiva di tutti i sintomi, di tutto un popolo che non è un popolo, ma la massa amorfa incivile, selvaggia e scellerata che pratica i linciaggi, che scappa follemente al minimo segno di pericolo ed è sempre pronta a seguire il “più forte” e a “cambiare bandiera”in ogni momento. Questa rappresentanza inequivocabile, non è mai stata compresa, e tanto meno in questo film che neppure la sospetta e segue meccanicamente altre tracce insussistenti, conformandosi perfettamente alle tecniche dei film del genere, che alla figura malvagia del Dittatore di turno contrappongono, inventandosela, l’alternativa di un popolo oppresso ma cosciente, capace di capire e di discernere il bene dal male; il che è quanto di più sbagliato ci possa essere, altrimenti non si spiegherebbero il consenso e l’attrattiva che esercitano nel Mondo delle Copie e del Ricalco certi personaggi presi per campione dalla Storia. Il film è scadente, ma anche per altri motivi facilmente individuabili. Le donne vi risultano le consuete figure inerti, passive e prive di volontà, che non decidono mai, ma subiscono sempre, invariabilmente, sia in amore che in ogni circostanza, la violenza, le scelte sbagliate e l’incoscienza dei maschi, manifestando un’attrazione malsana verso di esse. Questo poteva essere il motivo di un’indagine cinematografica da approfondire. Perché è lì che non è stato mai scavato, mai ricercato: il senso e la causa, la scoperta di una femminilità mammifera passiva di un popolo non popolo, di cittadini non cittadini. E chissà perché, ma certamente non a caso, ci viene in mente la moda cinematografica che imperversava negli anni 40’ e 50’, quando la virilità veniva misurata con le sberle che i protagonisti dei film rifilavano alle partner, affascinate dalle “botte” ricevute, insieme al pubblico specialmente se di parte femminile. L’attrattiva morbosa esercitata dai dittatori o dai personaggi peggiori sulle donne, è indiscutibile. L’attore afroamericano Forest Whitaker, è sicuramente eccellente anche in questo film, ma - data la mediocrità della pellicola - preferiamo ricordarlo in altre interpretazioni, in altre opere cinematografiche dove la sua bravura si è vista contornata da un contesto artistico meno conformista e maggiormente valido.






