Storia cinematografica di ordinaria insufficienza, con ammucchiata tra amici e annotazioni astrologiche pretestuose, che avrebbero l’intento di dare una connotazione o un significato a ciò che non lo ha. Il regista, Ferzan Ozpetek, dirige un film ombroso e senza colori, convinto di aver messo insieme un gruppo di amici in un interno – e ci dicono che non sia nemmeno la prima volta, ma che ci sia un precedente nelle FATE IGNORANTI di cui questo Saturno Contro costituirebbe l’evoluzione – i quali amici, all’infuori dell’ammucchiata cavernicola e della confusione tra omo, bisex, etero e astenuti, non hanno altro in comune. Uno di loro va in coma e, dopo l’attesa in corridoio con corpo disteso su un lettino di ospedale e la prospettiva che nella migliore delle ipotesi finirà su una sedia a rotelle, finalmente arriva la morte che mette d’accordo tutti: protagonisti, produttori, regista e Co; ma un po’ meno gli spettatori. Gli psicologismi e i contorni riflessivi sono visibili in una evoluzione degenerativa esistenziale e cinematografica, della quale vi è appena da ricordare la recitazione (sprecata) di una Margherita Buy peraltro avvantaggiata dal ruolo della “moglie tradita” nel quale si va sempre più specializzando. E, anche in questo caso, il resto è molto peggio di quanto ci si possa aspettare, così che - in conclusione - le fate non ci sembra che si siano culturalmente evolute a causa di una loro costrizione irrimediabilmente “ignorante” e di un analfabetismo intellettuale sempre più palese.






