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The Departed il bene e il male

Locandina The DepartedIl film premio Oscar di Martin Scorsese.  Interpretato da uno straordinario Leonardo Di Caprio (che avrebbe meritato l’Oscar quale migliore attore protagonista, magari ex equo con Forest Whitaker), da attori molto bravi come Matt Damon e Mark Wahlberg, dai “navigati” Martin Sheen e Alec Baldwin e dal “mostro sacro” Jack Nicholson che da solo è in grado di garantire il successo di una qualsiasi cinematografata. Cast quindi di eccezione per la trasformazione di un’opera del cinema di Hong Kong (Infernal Affairs) in un poliziesco ambientato a Boston nei nostri giorni, dove i “bravi ragazzi” del Queens e di Brooklyn tornano a casa, ma non più a New York e non più caratterizzati da un’origine italiana: in questo palcoscenico  bostoniano, l’estrazione dei personaggi che ridanno vita ai “bravi ragazzi”è irlandese.  La vicenda, complessa e tormentata, espone un quadro con due aspetti paralleli: uno di un poliziotto “talpa” infiltrato nell’entourage di un boss della malavita locale e l’altro di un secondo poliziotto “talpa”, ma infiltratosi questo nei ranghi della polizia per conto del predetto boss. Che ciascuna talpa si dia da fare per scoprire l’altra, è scontato. La vicenda, veloce, scorrevolmente fluida e senza tentennamenti, risulterebbe tuttavia originale, se non fosse per l’eccessiva incapacità dei quadri dirigenziali superiori della polizia di Boston,  messa in rilievo per allungare e arrivare alla conclusione del film, ma che si rivela troppo superficiale, troppo forzata e  di poca o di nessuna credibilità. Vi è sempre un limite nelle cose. La stupidità di mettere la talpa del boss infiltrata nella polizia, a scoprire se stessa, raggiunge il suo apice nella scena in cui alcuni poliziotti - per ordine della talpa malavitosa pedinatori del capitano della polizia che conosce l’identità del poliziotto infiltrato nella banda del boss - aspettano sulla strada anziché seguire il capitano all’interno del fabbricato dove il malcapitato avrebbe bisogno del loro aiuto per non essere ammazzato dalla banda del boss, il che avviene puntualmente. E quando se lo vedono piombare cadavere sulla strada e si chiedono: “Ma cos’è che è caduto?”, è l’apoteosi dell’imbecillità. La figura del superiore della talpa del boss, personaggio interpretato da Alec Baldwin, è inoltre resa talmente grigia, ottusa e accecata, da raggiungere il massimo della sgradevolezza e dell’indisponenza. E, come se niente fosse, la vicenda si dipana così e prosegue, ottenebrata e indisponente dai piedi ai vertici polizieschi, fino alla conclusione “inconclusa e inconcludente” della storia, nella quale il lieto “fine” con la sopravvivenza dei “buoni” e la punizione dei “cattivi” non c’è; e non c’è neanche l’attesa illuminazione finale con la scoperta o rivelazione della “verità”, perché non c’è più nessuno.  Resta perciò questa esposizione caricaturale della realtà, con in mezzo,  per non esagerare nella reiterazione dell’”oca giuliva”, e quindi con la concessione di una professione per lo meno intellettuale (è una psicologa), l’immancabile figura femminile oscillante da un letto all’altro, che equamente concede le proprie grazie a entrambe le talpe, e che  - quale apertura a una sorta di speranza o di futuro benevolo e forse perché, come nella realtà promiscua, anche in questo film ne viene a mancare la certezza - rimane “forse” incinta della talpa “buona”. Un ultimissimo appunto: se ci trovassimo a Boston, non dormiremmo certo sonni tranquilli con una polizia così incredibilmente inefficiente come questa di Scorsese. Roba da Premio Oscar, infatti. Per l’incapacità. Ma i meriti cinematografici di Scorsese, sono proprio quelli di un’opposta capacità di rappresentazione della realtà in ogni sua sfaccettatura, anche se possa apparire troppo caricaturale o incredibile come in questo film.  Il problema è che, come si dice? Il troppo storpia.


 
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