Per fortuna nel gioco dei segreti spionistici, lo sperimentatore Steven Soderbergh, regista del film, non è un chimico, né tanto meno il classico scienziato pazzo che fa saltare in aria il suo laboratorio. In ogni caso, il suo primo errore è visibile nel titolo del film, essendo molto più appropriato e significativo, ad esempio Noir, visto il clima eccessivamente oscuro, buio e nerissimo, e vista la totale assenza del bianco in un “dopo guerra” peraltro speranzoso - in cui tutto ciò che in guerra era lecito comincia a non esserlo più, seppure nel teatro postbellico rimangano le macerie di una Berlino rovinosa ricostruita a Los Angeles - che avrebbe dovuto necessariamente caratterizzare l’osmosi, il connubio tra il bianco e il nero del rifacimento cinematografico. Il risultato è una staticità grigia più che in bianco e in nero con predominio del secondo colore, quindi eccessivamente chimica o pittorica, un po’ come le logore fotografie dell’800’ o del primo novecento, per cui del cinema classico degli anni 40’, non sempre statico ma a volte anche mobile e convulso, si vede ben poco. Andando indietro nel tempo, potrebbe semmai ricordarci qualche filmata muta, se non vi risultasse essenziale il sonoro, necessitando alla voce del protagonista espositrice dei propri pensieri, utilizzata a volte anche fuori campo nel tentativo piuttosto goffo e mal riuscito di riproporre le scene di spionaggio, sperimentandole con un richiamo deciso e coraggioso, e forse senza precedenti, all’atmosfera poliziesca in bianco e nero alla Chandler&Hammet, per l’occasione riesumati. L’interpretazione di George Clooney vi risulta tuttavia impersonale e anonima, tanto dal far pensare che affidata a un qualsiasi altro attore sarebbe stata la stessa cosa, mentre nel personaggio principale femminile alla Mortisia Addams, una “nerissima” Cate Blanchett, impeccabile e perfettamente appropriata, vi appare insostituibile. Gli altri attori, diretti in una recitazione senza colpa né lode, sono Tobey Maguire, Beau Bridges, Tony Curran, Leland Orser e altri. La scena finale, con tanto di aereo in partenza e di pioggia, che vorrebbe mimare con l’unica novità della pioggia al posto della nebbia l’amaro happy and nebbioso del mitico “Casablanca”, non si sa bene cosa ci stia a fare e la dice lunga sul film. Che, comunque, si può anche vedere.






