Il film di Ron Howard tratto dall’omonimo best-seller. Del romanzo si è detto e ridetto e scritto e riscritto di tutto, tanto dall’aver creato per la sua trasposizione cinematografica, un’attesa eccessiva sia da parte dei favorevoli che dei denigratori dell’opera narrativa; e che per metterli almeno su questo punto d’accordo, è andata per entrambi ampiamente delusa. Ton Hanks, nei panni dell’esperto di simbologia Robert Langdon, e Andrey Tautou in quelli della nipote del curatore del Louvre rinvenuto cadavere ricoperto di strani segni e nella posizione dell’uomo di Leonardo Da Vinci, non ci hanno entusiasmato. Ne lo ha fatto Ron Howard, del quale preferiamo ricordare altre opere cinematografiche quali Beatiful Mind e Cinderella Man, e tanto meno lo hanno fatto gli altri interpreti, tra i quali Jean Reno, Alfred Molina e Paul Bettany. Nessuna delusione da parte nostra, dopo la conferma ottenuta nell’esaminare l’opera letteraria di Bassa Cultura di Dan Brown, rivelatasi talmente caricaturale, simbolica alla rovescia e pertanto negativa invertita, da aderire perfettamente al contesto anticristiano “dell’A e del Per” sia inconfesso che confesso. Tuttavia, nel reiterare la banale caccia a un tesoro inesistente (il vero tesoro è ben altro che il feticistico “Santo Graal”del libro), inconsapevolmente il film possiede il merito di non aver voluto riproporre la tensione narrativa del romanzo intesa a destinare la donna a un ruolo maggiore da ricoprire sulle rovine della Chiesa abbattuta; e quindi nel contesto cristiano negativo invertito – ossia nell’anticristianità inconfessa occidentale – laddove la donna dell’Abbattitore del Tempio, riemerge in realtà dal Delitto della Croce nella personificazione vivente della figura femminile di quella PERSONALITA’ UMANA, vittima del Delitto, resuscitata dalla presenza sulla Terra della MADRE SUPREMA, oltre e contro ogni religione, oltre e contro ogni ingiustizia, oltre e contro ogni organizzazione “dei Senza e dell’Assenza e dell’A e del Per”, dell’innominata e INNOMINABILE, intoccabile, sciagurata, svergognata, immonda Signora della Morte. E il film, nella simbologia dichiarata, non si sofferma troppo nella ricerca di quei “segni”che secondo il romanzo potrebbero portare a uno sconvolgimento delle fede (rivelandola quel che è: negativa invertita, anticristiana). Il che – incompreso e rifiutato - non ha portato e non potrà mai portare che al niente, signore e padrone del contesto capovolto, avvenendo il tutto, sempre, immutabilmente, alla rovescia. Per mettere d’accordo tutti, favorevoli e contrari, e seppure inconsciamente, il film si apre nel finale a una attesa simbologica dell’unica simbologia in vigenza, il SEGNO, la pala, la ramazza e il forcone del CRISTIANESIMO REALIZZATO, con cui l’Abbattitore del Tempio si accinge alla sua opera definitiva: la Disinfestazione Generale per la purificazione da compiere nel Mondo della Nuova Terra, nel Prosieguo spaziale e temporale verso l’Infinito.






