Un gran bel film di Giuseppe Tornatore con una Xena Rappoport semplicemente grandiosa nell’interpretare il personaggio della giovane Irena, arrivata in Italia dall’Ucraina o forse ritornata in Italia dove con l’aiuto di un portinaio al quale corrisponde una grossa percentuale dei suoi guadagni, trova lavoro presso la famiglia Adacher, una coppia di orafi con una figlia affetta da una cronica incapacità di difendersi, in cui Irena si occupa della piccola, la conquista e le insegna a reagire. Il mistero che avvolge Irena e la sua storia, viene a poco a poco svelato con grande maestria nel prosieguo del film da un bravissimo Tornatore che nel racconto riesce a intersecare con armonia e perfetta tecnica cinematografica i diversi tempi narrativi, facendone un tutt’uno di grande rilievo scenico che ricalca uno dei suoi precedenti film, Una pura formalità, con il quale condivide anche il ribaltamento finale d’effetto. Dopo Malena, e a sei anni di distanza, con la storia di Irena - donna ucraina con un tragico passato e il ricordo di un malinconico amore - Tornatore disegna con abilità e misura, rinunciando ai più facili virtuosismi della macchina da presa a vantaggio della liberazione in una centralità prorompente di respiro e tragedia, un nuovo ritratto femminile, questo tragico ed enigmatico e reso estremamente vivo e reale dall’interpretazione strepitosa di Xena Rapport. Muffa, il cattivo, è interpretato da un Michele Placido perfetto nel personaggio dell’aguzzino; e tra gli altri interpreti ci sarebbe anche Margherita Buy, ma gli attori di contorno che oltre al già citato Michele Placido hanno lasciato un segno nel film, sono Piera Degli Esposti, Alessandro Haber e Claudia Gerini. Ci piacerebbe presagire per quest’opera una sicura candidatura con vincita al prossimo Oscar, ma visti i precedenti e siccome bisognerà fare i conti con le politiche di un mercato dove le qualità sono altre, forse al momento è meglio non presagire niente. Film in ogni caso da non perdere e possibilmente da vedere e rivedere.






