Nel ristagno di un DELITTO DELLA CROCE quotidianamente reiterato, e in una Pasqua trascorsa e già lontana, quella strana “parola” che risalta sulla bocca dei TUTTI – credenti e non credenti, atei, agnostici, voltagabbana, indifferenti, in altre faccende indaffarati, incerti e astenuti - scioglie la propria intrinseca misteriosità nella lamentazione istintuale, nell’esclamazione dolorosa ed estremamente fisica, tipo “aia e oiooioi”, che dopo le botte rifilategli, i maltrattamenti, le ingiurie e il martirio fattogli subire come anteprima o primo assaggio, invero “tanto per gradire”, nel tragitto verso il luogo tenebroso dell’assassinio a mezzo di crocifissione, resti unica indelebile memoria del Delitto, allo scopo di misconoscerne, di occultarne ogni contenutismo, ogni significazione di criminalità trascesa nell’identità cosmica dell’atto criminale perpetuato contro la PERSONA UMANA, come se fosse quella scorza, quella superficie, quell’apparenza scimmiesca, ad essere salvata per effetto di ciò che l’Uomo debba subire fisicamente come assaggio nel cammino forzato al Monte del Calvario, E NON INVERO L’ESSENZA UMANA E OGNI SUA SIGNIFICAZIONE VITALE in virtù di quell’additare nel Mondo dei Senza e dell’Assenza, il luogo, l’embrione, l’Inferno embrionale del Male Perfetto, con cui trascendendo nel prosieguo dello spazio e del tempo liberare e recuperare - tramite la Disinfestazione Generale e il rigetto nell’Inferno Manifesto di ogni residuo negativo invertito - ciò che si riveli utile alla Causa dell’Universo.






