Quattro cowboy conducono le loro mandrie attraverso le vaste praterie del West, quando si imbattono nel malvagio proprietario di un ranch che tiranneggia la cittadina di Harmonville e vuole impadronirsi del loro bestiame. Inevitabile è lo scontro, e immancabile arriva subito dopo la vittoria dei “buoni”. Soltanto uno dei quattro cowboy ci lascia le “penne”, e questo è già un primato e un segnale della non eccessiva violenza di un film – nel quale non manca comunque la strage finale dei “cattivi” - e che fa il verso al cinema classico americano, ma molto pigramente e con delle figure piuttosto ridotte e grigie, rispetto ai personaggi giganteggianti dei vecchi Western. La regia di questo “Open Range”è di Kevin Costner, che ne è anche l’interprete principale insieme a Robert Duvall. Il film non va oltre, ma non manca la bella, che tra l’altro è la sorella del dottore della cittadina teatro della vicenda, la quale immancabilmente fa l’occhiolino a un Kevin Costner, espressivo quanto uno spaventapasseri e un po’ troppo datato e forse anche poco credibile nella parte dell’attor giovane, nonostante venga affiancato a suo vantaggio dalla presenza di un Robert Duvall molto più datato e a dir poco pietrificato nelle vesti del vecchio boss padrone delle mandrie, che dovrebbe rappresentare il capo dei “buoni”, invero il “buonissimo”.






