Una tranquilla insegnante di liceo viene rapita e tenuta in ostaggio in un locale in disuso da cinque malviventi, il cui obiettivo è il marito di lei e il documento segreto da egli custodito. Jessica Martin, l’insegnante rapita, riesce però a chiedere aiuto tramite un cellulare e a mettersi in contatto con Ryan, un allegro e dinamico ragazzo che cercherà di salvare sia lei che il marito e il loro bambino (anch’egli rapito dai malviventi) in una rocambolesca e disperata lotta contro il tempo. La cosa è tuttavia resa difficilissima dal fatto che i malviventi sono in realtà dei poliziotti corrotti, uno dei quali, una donna, prende il posto di Jessica Martin per impedire che all’esterno della casa dell’insegnante trapeli la notizia del rapimento. Ma l’happy end è facilitato dall’inserimento nella vicenda di un poliziotto onesto, se vogliamo una rarità in quel contesto, il quale ha captato l’allarme lanciato da Ryan e, in un primo tempo sviato dalla donna che ha preso il posto di Jessica Martin, riesce alla fine a capire che le cose non sono come sembrano e quindi a sciogliere il nodo della intricatissima matassa. Una matura ma sempre piacente Kim Basinger, recita la parte di Jessica, attorniata da un manipolo di caratteristi all’altezza dei rispettivi ruoli. La regia, abile, veloce e sintetica, è dello specialista in thriller-polizieschi-horror David R. Ellis, tra l’altro regista di Final Destination 2, per cui il film è convenzionale al punto giusto, così come i poliziotti corrotti, i protagonisti invulnerabili, la mosca bianca impersonata dal poliziotto “onesto”, e le pallottole che fischiano da tutte le parti: e anche in platea o in salotto non si può restare troppo tranquilli. Con le epidemie tipo Final Destination, non si scherza; e tanto meno con i cellulari che non a caso costituiscono al giorno d’oggi l’anello di congiunzione dei TUTTI ripetitori androidi, la catena che lega e attorciglia gli uni agli altri.






