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Ore 11.14 destino fatale

Ore 11.14 destino fatale locandinaPremiato al Festival del Cinema Fantastico di Sitges, questo film costituisce l’esordio alla regia di Greg Marcks, che è anche l’autore della sceneggiatura, ed ha un buon cast di interpreti: Hillary Swanks, Rachel Leigh Cook, Henry Thomas, Barbara Hershey e Patrik Swayze. Una tragica e grottesca coincidenza di eventi, coinvolge in episodi che in apparenza sembrano diversi e aver in comune solo l’orario in cui i fatti si verificano, le 11,14, alcuni adolescenti con un adeguato contorno di adulti. In un’incredibile giostra del fato, capita che un ragazzo investa quello che crede essere un cervo e viene fermato da un poliziotto che lo scopre con un cadavere ancora caldo nel portabagagli dell’auto, un altro ragazzo che sta facendo l’amore in un una specie di parco-cimitero muoia con la testa schiacciata dalla cima di una costruzione che si stacca e gli cade addosso, e che un gruppo di giovani ubriachi a bordo di un furgone centri in pieno una ragazza (la stessa che stava facendo l’amore con il giovane morto al parco-cimitero), provocando la reazione violenta di un suo nuovo accompagnatore il quale spara contro il furgone e ferisce uno dei giovani ubriachi asportandogli il pene; e capita che subito dopo venga anch’esso fermato dallo stesso poliziotto in servizio di perlustrazione stradale, mentre il padre della ragazza per “coprire” la figlia si da fare per nascondere il cadavere del ragazzo morto al parco-cimitero. L’assurdità che evince il tema dell’intera vicenda, e che senza risvegliarla coinvolge un’addormentata provincia americana trascinandola nei stupefacenti percorsi dell’orologio, sembra seguire  la scia ritmata di una musica velocissima e fragorosa,  che fino al finale in cui scorrono le didascalie dei titoli di coda accompagna ogni attimo delle intrigate coincidenze. Altro merito del film è la sua imprevedibilità rafforzata dall’aver in un primo tempo posto in bella vista zoomata e in primo piano l’insieme degli eventi, separandoli successivamente collocandoli nei rispettivi ambiti narrativi. Lo schermo, da un primo aspetto sornione ed evanescente, assume così la forma sempre più nitida e dettagliata di una grande finestra che si apre a poco a poco su un mondo buio e assonnato e dai contorni indefinibili quanto i margini dello Spirito-Massa, fino a spalancarsi in un una visione piena e folgorante, dove ogni tortuosità, nodo, intreccio e intrigaglia si scioglie al suono assordante del rock.

 
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