Diana Ladd è stupefacente nell’interpretare con smagliante naturalezza e proprietà del linguaggio fisico, il tema del film di Adrian Lyne, remake del francese “Stèphane, una moglie infedele” di Claude Chabrol, film comunque di ben altre dimensioni artistiche. Edward e Connie Sumner (rispettivamente interpretati da Richard Gere e Diana Ladd) sono una coppia borghese di mezza età con un figlio di otto anni, apparentemente felice e appagata secondo il tradizionale connubio denaro-famiglia del sogno americano. Costance Sumner incontra però in un giorno di vento impetuoso che sembra preannunciare la passione tumultuosa che di li a poco la travolgerà, un uomo bellissimo molto più giovane di lei, che si occupa di libri e di cultura, e con il quale intreccerà una relazione adulterina estremamente passionale che, non riuscendo a resistervi, la porterà sull’orlo della disperazione e, subito dopo, a una tragica conclusione che provocherà la rovina della sua famiglia. L’ultima scena del film, in cui dopo che l’amante di Connie è stato ucciso dal marito tradito, e i coniugi Edward e Costance Sumner sono fermi con l’auto e il figlio ad un semaforo rosso che poi si fa verde, e nel cui lato della strada c’è una stazione di polizia, lascia aperta la conclusione - che sembra volta a una confessione spontanea e alla tragica fine della famiglia Sumner (che in tal modo si dà forza propria ed esemplare quale deterrente contro l’adulterio) - a una seconda lettura e a una opposta prospettiva, che seppure sgradita ai giustizialisti del cinema che un tempo stradominavano impedendo alle adultere di arrivare vive alla fine del film, risulterà invece sicuramente gradita ai permessivisti, agli ottimisti e – quale concessione di una seconda possibilità - ai sostenitori dell’adulterio come scappatella, ovvero come errore coniugale riparabile: l’auto forse proseguirà e la famiglia Sumner riuscirà a sopravvivere.






