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Romanzo criminale

Romanzo criminale locandinaIspirato alla storia della banda della Magliana che imperversò a Roma negli anni 70’ e 80’, questo film di Michele Placido tratto dal romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo, accentra il proprio iter cinematografico nell’alternarsi dei capi della banda, soffermandosi sulle figure del Libanese, del Freddo e del Dandi (tra le quali spicca l’impronta assai ben riuscita, grazie all’interpretazione molto poco italiana di un ottimo Kim Rossi Suart nella parte del Freddo), i quali  intrecciano le loro gesta criminali con la storia oscura dell’Italia della strategia della tensione, delle stragi e del terrorismo, per luogo comune ritenuti di stampo privatista, fino agli anni 80’ e a Mani Pulite rivelatisi di chiara fatturazione istituzionale, protraendosi in un arco spazio-temporale  di venticinque anni. In tale delimitazione spaziale e temporale, il commissario Scialoia con il pretesto di indagare sulla banda cerca di conquistare la donna del Dandi, Patrizia, di cui si è follemente invaghito. Sul piano della superficie stilistica e in parte su quella più complessa e tortuosa dei contenuti, l’opera cinematografica di Placido si rivela sorprendentemente valida ed efficace nonostante le due ore e mezza di proiezione mascherata di impegno civile e di ricostruzione cronachistica e letteraria. Narrazione, storia e delineazione dei caratteri, senza invischiarsi troppo nell’imitazione americanista, espongono un manipolo di “piccoli” delinquenti feroci, impegnato alla conquista di una Roma criminosa e criminosamente da “perfezionare”, seguendolo in qualche momento con acume psicologico e proprietà dei linguaggio gestuale, rendendone i suoi componenti  veri ed estremamente pulsanti e sanguigni. Ovviamente Placido, ben schierato nella componente Travestitista dell’istituzione, non vorrebbe giustificarli ma semmai spiegarli, coadiuvato in questo intento da un set di protagonisti fisicamente e pertanto visivamente adatti alla parte rispettivamente assegnata. Ci dicono che essi esprimerebbero il meglio, invero il meno peggio di ciò che in Italia passa il convento del nepotismo, dell’impreparazione e della raccomandazione facile. La scuola comune è, cinematograficamente parlando, la mala recitazione, come la definirebbe Almodovar a proposito degli attori incapaci. Tuttavia, nel film il perno moderatore dei rapporti tra i “buoni”(secondo l’esposizione cinematografica inevitabilmente il commissario Scialoia e le istituzioni del potere dell’usurpazione) e i “cattivi” - che in base alla morale del film “buoni non saranno mai perché spinti da quella vendetta che il loro socio mafioso definisce sentimento nobile” – dovrebbe essere la dark lady impersonata da Anna Mougialis.  Purtroppo, però, sappiamo bene che il sentimento “nobile”, altrimenti definibile vendetta, altro non è che il governo penale dello Status quo morbosus che il manipolo dei presunti “cattivi” e il socio mafioso non possono fare altro che imitare, costituendone – come la prima delle tre facciate del Male Perfetto - la parte evidente del linguaggio governativo dell’Organizzazione sociale di disuguaglianza economica pluralista sintomatica, ossia il comparto Evidentista. E, purtroppo, sappiamo anche bene come dalla visuale obiettiva importata dalla Cultura dell’Universo, non ci siano “buoni” e “cattivi” nel contesto dell’A e del Per e dei Senza e dell’Assenza, ma semplicemente dei TUTTI CATTIVI Evidentisti, Disconoscimentisti e/o  Travestitisti, perfettamente intercambiabili e, a volte, soggetti ai processi connessi all’ubiquità –j9. Che “Romanzo criminale” sia comunque un film relativamente valido nel chiuso della Cultura Negativa Invertita, lo dimostra il fatto che sia l’espressione dei suoi contenuti che la sua superficie puramente visiva, hanno offerto una possibilità di replica quanto mai utile e necessaria alla visuale superiore dell’Alta Cultura.


 
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