Film soprattutto al maschile, e pertanto in tono minore di Pedro Almodovar, ben interpretato da Leonor Waitling, Javier Camara, Rosario Flores, Dario Grandinetti, Elena Anaya e Paz Vega, che ci narra la storia di Marco, un giornalista esperto in guide turistiche, e Benigno, un infermiere votatosi, come in una missione di alta ispirazione, alla più grande dedizione nella cura dei pazienti. Benigno assiste amorevolmente da quattro anni Alicia, un’ex ballerina in coma, mentre Marco ha ricoverata nello stesso ospedale la sua compagna Lidya, una torera anch’essa in coma dopo l’”incornata” subita nella sua ultima esibizione. Benigno parla con la sua paziente come se fosse cosciente, ci conversa e le racconta di tutto, soffermandosi su ogni particolarità quotidiana. Marco, invece, molto meno fantasioso, si limita a piangere al capezzale della sua Lydia, finché Benigno (mai avuto donne, forse gay, ma mai avuto neppure uomini per cui probabilmente è asessuato), gli insegna “a parlare con lei”. Ma Benigno si è innamorato profondamente di Alicia e la sua asessualità svanisce: la storia prende un corso imprevedibile e Alicia – le cui funzioni vitali sono integre – viene scoperta incinta, e Benigno finisce in prigione per violenza carnale. Il bambino nascerà morto, ma Alicia si risveglierà miracolosamente dal coma, particolare fondamentale per il prosieguo del film di cui un po’ scioccamente e forse per istintuale imitazione shakespeariana, poco credibilmente Benigno verrà tenuto all’oscuro, soprattutto con atto assai poco “amichevole” da parte del suo migliore amico, per cui - venuto a conoscenza solo della morte del nascituro - si suiciderà per andare a raggiungere il suoi due amori. Il finale ci offre così, invece della reciproca morte shakespeariana, un balletto che diviene il caso e l’occasione in cui Alicia e Marco si incontrano, si guardano e scambiano poche ma dolcissime parole che promettono amorosi sviluppi. E c’è da dire che Marco, avendo scoperto come la sua torera, che nel frattempo è morta, poco prima dell’incidente nella corrida avesse deciso di lasciarlo per tornare con un suo ex, si era decisamente liberato (e quindi non solo del suo amico Benigno) e quindi reso “correttamente” disponibile alla relazione con il grande amore di Benigno, da “fregare” al suo altrettanto grande amico. Forse più che sorridere, ci sarebbe allora da ridere; ma se Almodovar, come in tante altre occasioni gli è riuscito, avesse rivoluzionato la sua storia ponendone i vertici recitativi al femminile, utilizzando altrimenti i personaggi di Alicia e Lydia, magari staremmo qui a parlare di un ennesimo capolavoro di colui che, con Wenders, è ritenuto il più grande autore del cinema europeo contemporaneo. In senso relativo e in base alla Cultura Negativa Invertita, naturalmente.






