Ritrovandosi quasi sul punto di perdere il lume della ragione, Laura Siprien, una scienziata francese impersonata dalla troppo bella Monica Bellucci - nell’occasione, per renderla credibile, struccata, imbruttita e ingrigita - è da alcune settimane in preda ad angosciose allucinazioni che la spingono a chiedersi chi sia veramente il proprio figlio adottivo, Liu, e da dove egli venga. Quando - dopo un incidente automobilistico in cui il bambino va in coma ma si salva miracolosamente - il piccolo viene rapito poco prima del suo settimo compleanno e Laura inizia a cercarlo con ogni mezzo a sua disposizione, la attende un viaggio terrificante nel mondo del fantastico e del sovrannaturale. Terrificante soprattutto per gli spettatori, costretti ad assistere ad una micidiale miscela di riti satanici, manipolazioni esoteriche e visioni sovrannaturali trasformati in incubi spiritual-zoologici ad occhi aperti, da far loro assorbire previo pagamento di un biglietto per il quale, più che per l’ingresso, sembra ne abbiano pagato, come in un riscatto, il prezzo per uscirne alla fine fuori liberi e indenni. Nonostante tutto: nonostante l’ostinata propensione dettata dall’incapacità di andare oltre l’analfabetizzazione intellettuale e lasciarsi alle spalle le ataviche idolatrie e divinazioni bestiali delle primitive comunità anti e post cavernicole, miscelate oggi orridamente tra scienze naturali, scienze applicate e di ricerca, e il recupero delle più brutali adorazioni spirituali e animali (il che, tuttavia, non sarebbe attribuibile al film, quanto al romanzo del transalpino Grangè, a cui il regista Guillaume Nicloux si è incautamente ispirato); quindi nonostante la recitazione di alcuni attori e caratteristi, di Monica Bellucci, qui peraltro “al naturale” tutta casa, lavoro e famiglia (com’è nella vita privata, a quanto ci dice il suocero), e pertanto molto meno peggio di altre volte; di Catherine Denevue, un’altra bellissima struccata, imbruttita e sbiadita più dal tempo che dall’artificio cinematografico; e, infine, nonostante l’italico Lorenzo Balducci (ma chi è?) osannato dalla critica di casa tricolore (quella italiana naturalmente). Il film è stato presentato alla prima edizione della Festa del Cinema di Roma, con tanto spreco di tempo, denaro e risorse altrimenti destinabili, che perfino il tradizionale: “Ma chi ve lo ha fatto fare?”, ci sembrerebbe inadeguato.






