
Va e uccidi
La storia la conosciamo: ne abbiamo parlato in occasione del remake (The Manchurian Candidate) nel Notiziario n. 18 – 2007. Però bisogna dire che nell’originale di John Frankenheimer del 1962, la vicenda di fantapolitica cinematografica rispecchia con intrigante suspense ed efficaci effetti barocchi e metafisici, il particolare clima paranoico di convulsa e confusa tensione della “guerra fredda”, per cui siamo in presenza di un diabolico “colpo di Stato” ordito, all’interno degli Usa, dall’implacabile nemico di quegli anni: il regime comunista dell’Urss volto a diffondere il terrore e imporre, tramite un suo inconsapevole agente segreto trasformato in un killer telecomandato, una sua pedina alla presidenza degli Usa. E, secondo la moda di quegli anni, siamo in presenza di quel “lavaggio del cervello” diabolicamente utilizzato dai sovietici per reclutare incolpevoli agenti-killer e fedeli seguaci degli ideali comunisti. Và e uccidi è oggi considerato un film capolavoro di rara maestria, un thriller geniale e insieme una pregevole opera di fantapolitica, ma grazie alla sua rivisitazione sappiamo bene quale prodotto di mera propaganda esso abbia in realtà rappresentato, e quanto il remake di Jonathan Demme lo abbia storicamente riportato sui giusti binari, rivelandone gli oscuri retroscena: il “lavaggio del cervello” e il clima di terrore instaurato con la persecuzione dei “dissidenti” e il reclutamento di propri agenti killer e di incoscienti seguaci degli ideali della più ottusa e becera matrice nazionalista, come è oggi di comune accezione, sono stati proprio quelli americani all’epoca intesi alla più spietata delle “cacce alle streghe”. Prescindendo tuttavia dai contenuti stravolti e dagli spregevoli intenti, il film “Va e uccidi” - una volta raddrizzato e corretto - è sicuramente un buon film, grazie soprattutto alla maestria di attori straripanti di talento (in virtù di un’epoca forse anche a Hollywood dominata da refusi pionieristici), di cui il cast del remake non può certo reggere il confronto. Di conseguenza, il Ben Marco interpretato da Frank Sinatra è tutt’altra cosa rispetto a quello del remake, nel quale regge comunque la pregevole recitazione d’Isaac Liev Schreiber che interpreta il sergente Raymond Shaw; e soprattutto Meryl Streep viene offuscata, nel ruolo della cospiratrice Elkeanor Iselin, da una strepitosa Angela Lansbury che la futura “signora in giallo” surclassa senza appello, rendendo Elkeanor Iselin talmente perfida che al suo confronto quella interpretata da Meryl Streep ci appare come una specie di madre Teresa della politica. Di classico questo film evince in ogni caso, con la matrice della propaganda e il sospetto della preveggenza in merito all’omicidio del presidente John F. Kennedy che si verificherà l’anno successivo, cioè nel 1963, i raggiri e gli artifici della più classica delle simulazioni americane, la quale - allo scopo di sviare l’attenzione dell’opinione pubblica sia statunitense che internazionale e di nascondere gli inconfessabili intrighi intestini - cerca disperatamente di attribuire all’estero la paternità dell’omicidio, reiterandola ancora, periodicamente, a seconda delle proprie necessità “politiche” interne o internazionali. Purtroppo, però, il film “Và e uccidi” è stato ambientato nella guerra di Corea, per cui, seppure il remake si sia trasferito nella guerra del Golfo, non coincidendo le altre date non si è mai riusciti a dare la colpa al Saddam buonanima penzolante dalla forca western.






