Il sospetto che John Travolta, nonostante i tanti nomi altisonanti e i mostri sacri hollywoodiani oggi consacrati tali, sia il migliore attore americano degli ultimi tempi, ci gira da un po’ di tempo in testa come un folletto curioso. In fondo potrebbe anche essere vero. Alcuni dicono che egli possieda quella grazia sublime che riempie lo schermo e tiene in piedi l’intera baracca come la gigantesca presenza dei vari Gary Cooper, Clark Glabe, Gary Grant, Bette Davis, Gregory Peck, James Gagney, John Wayne, Marlon Brando e altri attori oggi meno conosciuti, che all’epoca pionieristica dei maggiori fasti di Hollywood calcavano stradominando i palcoscenici cinematografici. In questo film diretto da F. Gary Gray, John Travolta ritorna nei panni dell’ormai mitico Chili Palmer, miracolosamente trasvolato dal ruolo del piccolo criminale a quello di produttore nel mondo del grande cinema e, con ironica partecipazione e straripante espressività, padrone assoluto della sceneggiatura e del personaggio, domina gli altri interpreti, peraltro bravissimi, e i comprimari, cambiando il suo bersaglio e, questa volta, dirigendosi inarrestabile, grazie agli stessi stupefacenti risultati, verso il mondo della canzone infestato da mafiosi e lestofanti di ogni genere, compresa anche se in misura minore la partecipazione della nuova moda statunitense in tema di criminalità organizzata: la mafia russa. Egli, insieme alla fascinosa Uma Thurman nel ruolo della vedova Edie Athens, prende sotto la sua “ala protettiva” Linda Moon (impersonata da Christina Milian), giovane e promettentissima cantante caduta in mano alla malavita e a rapper di strapazzo, e destinata perciò a una carriera di secondo piano, e ne fa la splendida star che le sue straordinarie qualità meritano. Be Cool è quindi una favola cinematografica divertente e di tutto rispetto, grazie alla presenza di John Travolta-Chili Palmer che si muove sulla scena tessendo abilmente le sue trame, mettendo gli uni contro gli altri, difendendosi e attaccando, ma soprattutto incantando con l’amabile cattiveria e la furbizia bizantina del protagonista favolistico eroe della storia. Dopo il cinema, ecco dunque la criminalità organizzata nel campo della musica: e qui bisogna riconoscere che gli americani non fanno sconti, almeno propagandisticamente. Ma che succede nel resto del mondo? Guardandoci intorno da un qualsiasi luogo, tempo, nascondiglio, palcoscenico, scena o retroscena planetario, il dubbio che il resto del mondo sia proprio questo, diviene una certezza.






