La rassomiglianza di Scarlett Johansson con la ragazza del ritratto capolavoro del pittore olandese del 600 Vermeer, e la sua stupefacente adesione espressiva e recitativa alla ricreazione per bellezza, contenuti psicologici e drammaticità intimistica, nell’invenzione della domestica Griet, modella del famoso ritratto con un accenno a una storia d’amore tra lei e Vermeer, profondamente vera e coinvolgente quanto asessuata e platonica, risultano la ragione artistica superiore da cui il regista Peter Webber trae ispirazione per la esposizione di un’opera di pregevole trasposizione cinematografica, dando una ragionevole risposta agli interrogativi che seguirono i percorsi artistici di Vermeer (interpretato da un Colin Firth bravo ma impreziosito dalla maestosa presenza di Griet-Scarlet Johansson), nel sospetto che il ritratto capolavoro tema del film sia stato l’unicum in una modesta produzione e pertanto traente da un momento speciale della vita del pittore olandese. Il complimento della “bella fotografia”, in questo film semplicemente splendida, coniato quando si vuole affossare film insulsi, non trae ragione di essere per “La ragazza con l’orecchino di perla”, dal momento che la fotografia, altrimenti meramente documentaristica dell’attimo spazio-temporale fuggente in un contesto che le si adatti senza sussulti e vitalizzanti visualizzazioni, si ricrea ritrattistica e pittorica, quanto un autoritratto di vasta risonanza biografica, dando vita e straordinaria esposizione di arte visiva alla storia privata, intimista e familiare di Vermeer, e da qui al suo essere puramente artistico e alla sua produzione così discussa. A parte l’emergere dei rapporti sociali e di potere, e dei confronti economici da una parte dominanti e dall’altra relativamente servili, nello scorrimento della storia cinematografata risulta essenziale quel sottolinearne i contorni familiari dai quali scaturisce la figura simbolica della moglie di Vermeer, perennemente gelosa e incinta, che sta a testimoniare la netta divisione tra vita privata e vita artistica di Vermeer, laddove è proprio quest’ultima a rendere assolutamente credibile il personaggio della domestica Griet, quale unica musa ispiratrice del pittore, La sottile carica erotica e di dominio, che la critica ha inteso di intravedere quale particolarità e caratteristica del film, evince in realtà la semplice trasposizione nella vicenda cinematografica del contesto sociale di disuguaglianza economica relativa dell’epoca, impositore dei ruoli oppressivi e all’inverso di quelli riservati agli oppressi, oggi attualizzato e grazie alla Cultura dell’Universo reso perfettamente visibile e identificabile.






