Nevrotico, vertiginoso, paranoico, condannato a morte da un veleno che arresta il cuore, fattogli iniettare nelle vene dal boss dei peggiori malavitosi della West Coast – e affinché il proprio battito cardiaco non si fermi, egli dovrà continuamente sottostare a situazioni da stress e pompare adrenalina – Chev Chelios è un killer che ha deciso di smettere di uccidere e di cambiare vita per amore della bella Eve. Chev, interpretato da Jason Statham, per sopravvivere renderà perciò lecito e vitale qualsiasi espediente, come provocare la peggiore feccia di afroamericani armati e incazzati, guidare in un centro commerciale seminando paura tra i visitatori del centro e gravi danneggiamenti alle sue strutture, cavalcare una moto, fare sesso in pubblico sui marciapiedi di Los Angeles con la sua Eve e abusare di epinefrina. Crank, film iperattivo dei debuttanti Mark Neveldine e Brian Taylor, provenienti dal mondo della pubblicità, si dimostra in grado di rianimare gli standard estetici del cinema d’azione americano, attualmente asfittici, cogliendo i mutamenti sociali e culturali che le grandi industrie hanno omesso di metabolizzare, provocando l’attuale crisi commerciale del settore. Come una nuova formula di intrattenimento balzante e nevrotico, che fa fare grandi salti e provoca continui ondeggiamenti adrenalinici allo spettatore in poltrona, Crank ha la capacità di riciclare gli stereotipi dell’antieroe ruvido e solitario, che combatte e vince da solo i cattivi, ma che alla fine ci lascia anch’egli le penne in una esilarante conclusione comicistica dei mutamenti sociali e culturali di un contesto del Male Perfetto volto alla graduale degenerazione, che si offre senza risparmio allo spettatore, al quale spetta il compito impervio e finale di contare i cadaveri. La scoperta che essi corrisponderanno esattamente al numero degli attori impiegati sul set, come degenerazionalmente i morti corrispondono nel lungometraggio della realtà ai Nati soltanto per invecchiare, ammalarsi e morire di ciascuna degenerazione, alimenta con distacco ironico e beffardo la necessità caricaturale e satirica di “vendere” morte e violenza a un pubblico violentato e condannato a morte dalla propria condizione di aborto e rifiuto umano. Che a questo punto, i vari Non sanno neppure dove sono messi, non si mostrino d’accordo, coadiuvati per l’occasione dai Non sapevano neppure dove erano messi dei dizionari, delle enciclopedie e delle commemorazioni glorificanti, rende onore e credibilità a un’opera cinematografica prima, altrimenti conformista e alienante, ma per il momento pionieristica e pura.






