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Fearless

Fearless locandinaTra decorativismo e irrealtà, Huo Yuanjia, personaggio centrale del film che tuttavia ci dicono sia realmente esistito, è un talentuoso cultore delle arti marziali delle quali, però, secondo le tradizioni della cultura classica cinese importata negli Usa e le conseguenti intenzioni cinematografiche del regista Ronny Yu, non ne ha ben compreso il significato che soltanto alla fine del lungometraggio riuscirà  a cogliere nella pienezza della loro significanza “spirituale”. L’utilizzo del talento per ottenere fama e ricchezza, l’assassinio della madre e della figlia e il desiderio di vendetta che tormenterà il protagonista fino al suo esaudimento e al successivo pentimento, che gli permetteranno di capire il “vero” fondamento della pratica delle arti marziali, sono i luoghi comuni di un film che fa perno esclusivamente sulla spettacolarità dei combattimenti e sulle capacità recitative di un gigantesco Jet Li, attorniato da un cast di attori di incredibile bravura. La storia di redenzione e coraggio, edificante quanto improbabile nel contesto dell’a e del per e dei senza e dell’assenza, la ricostruzione coreografica della Cina del periodo e le tematiche puramente affettive risulterebbero di eccellente fattura se non fossero macchiate da una retorica di base e da un maneichismo che si fa a poco a poco intollerabile nell’affermazione di ciò che si vorrebbe fosse ma non è, ovvero che fosse stato e non è stato; intollerabilità che evince l’essenza ipocrita e mentitrice presente e dominante nella funzione simulatrice della terza componente classica del Male Perfetto: la Travestitista. Il film, visto il contesto a cui viene destinato, è comunque sicuramente da catalogare tra le opere cinematografiche da non perdere, e ora da visionare con l’ausilio e il sostegno offerti dagli indirizzi di Alta Cultura.

 
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