Film di fiction diretto dalla documentarista Barbara Koppie, la quale esibisce con maestria una registrazione veloce ed essenziale delle vicende delle adolescenti Allison ed Emily, esponendo una dimensione narrativa in cui l’alienazione e il conformismo adolescenziali, prodotti da un modello di società adulta priva di contenuti intellettuali, degenerata e degenerante in un degrado irreversibile dei valori umani il cui fondo è la degenerazione sessuale, la droga e il consumo zoologico irreversibile della sessualità, evincono una delle peggiori forme generazionali del Flagello del Terzo Millennio: l’Analfabetismo Intellettuale a cui vengono sottoposti i giovani, con particolare attenzione agli adolescenti, per il reclutamento delle nuove leve degeneri da immettere nel contesto codificato geinove negativo. Trascinata nelle stomachevoli vicissitudini adolescenziali in compagnia di Bijou Phillis, l’ex protagonista di zuccherose commedie Disney Anne Hathaway – dopo aver retto il confronto con l’icona hollywoodiana Meryl Streep nel recente “Il diavolo veste Prada” - verrebbe individuata da una critica e da un pubblico entusiasti e plaudenti come la sorpresa di questo film. In questa inchiesta sulla vita tenebrosa delle adolescenti americane di oggi, si inseriscono tuttavia, prepotentemente, sia la colonna sonora hip hop, che spazia senza limiti sulla scena, che la bella fotografia di Kramer Morgenthau, entrambe in apparenza prive di controllo registico e pertanto rese libere e prorompenti, tanto dall’apparire le vere protagoniste a cui sembrerebbe di fatto destinato il titolo italiano del lungometraggio, rivelandosi all’opposto la storia adolescenziale di Allison e di Emily perfettamente gestita e controllata da un mondo adulto con altrettanta disgustosa perfezione adulterato e pervertito. Ma la vera sorpresa di “Havoc – fuori controllo -”, viene costituita, rispetto alla presenza scontata, scialba e stereotipata, di una Anne Hathaway all’uopo predestinata e ammaestrata, dalla bellezza vivida e luminosa – che la rende sorprendentemente neutrale in quel suo attraversare incontaminata i meandri tortuosi del degrado - della giovanissima attrice coprotagonista, la quale dall’allegoria di una stessa medaglia con tre facciate, l’una linda, ipocrita e moralista, e pertanto sfacciatamente Travestitista, e l’altra sporca, amorale e maligna, e quindi altrettanto sfacciatamente Evidentista, con in mezzo la moderatrice, l’abietta facciata Disconoscimentista, si leva sulla scena tenebrosa della rappresentazione cinematografica su uno spaccato documentaristico del Mondo del Male Perfetto avente per tema il contesto dei giovani d’oggi, sovrastandola con la sua presenza asettica e incontaminata, che alla facile accettazione di un conformismo sociale inteso alla simulazione scellerata, sostituisce anche se per un attimo, per un solo momento, la ribellione illuminante della verità.






