Ecco il superpoliziotto, il sempre vincente, fiore all’occhiello della polizia londinese, recordman dei riconoscimenti ufficiali e delle onorificenze con arresti e risultati positivi quattrocento volte superiori a quelli dei colleghi, frequentatore abituale della più snodata dedizione al lavoro, il quale però, per tali motivi (risultando un confronto di disturbo per i colleghi e i superiori che vogliono perciò liberarsi di lui), viene trasferito con il palliativo della promozione a sergente in un paesino di provincia ben lontano da Londra. Qui, a 250 km dalla capitale britannica, il neo sergente Nicholas Angel si ritrova in un posto in cui l’attività investigativa non esiste e quella poliziesca più impegnativa e pericolosa sembra essere l’accompagnare a casa gli ubriachi il sabato sera. Ben presto, però, egli scopre che le cose non stanno affatto così, anzi si ritroverà coinvolto da una serie di morti accidentali, dietro le quali si nasconde l’anima nera della tranquilla cittadina dove gli abitanti più in vista, con alla loro testa il capo della polizia, per mantenere questa nomea e il primato di pacifica residenza di campagna, ammazzano tranquillamente chiunque si metta sulla loro strada. Ovviamente il regista Edgar Wright, per esaltare la sorpresa e renderla esilarante, farà sì che i paesani più in vista dediti all’assassinio, siano anche i più anziani, per cui il nostro segugio si troverà costretto a combattere contro vecchietti e vecchiette acciaccati e traballanti armati fino ai denti e decisi a tutto. Estrapolando dallo stereotipo del super agente una miscela esplosiva di comicità e di macabro del peggiore genere horror, caratteristico di pellicole tipo "I morti viventi e/o Il ritorno dei morti viventi", il film Hot Fuzz innesca un intreccio, ovvero un intrigo attorcigliato e attorcigliante e dallo spessore estremamente palpabile perché facilmente riconducibile a una realtà negativa invertita dove i morti viventi la fanno da padroni, in cui le citazioni comicistiche, il ricorso ai più stolidi effetti di scena digitali e l’impiego di un cast (Simon Pegg, Nick Frost, Jim Broadbent, Timoty Dalton e Co), il quale sembrerebbe il meglio o quanto meno quello meglio collaudato, potrebbero essere considerati nel loro insieme perfino intelligenti dalle affezioni più avanzate e perniciose di analfabetismo intellettuale.






