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Disturbia

Disturbia locandinaKale vive la sua adolescenza tormentato dal rimorso per l’incidente automobilistico in cui ha perduto la vita il padre. Provocato da un insegnante molto insensibile e pochissimo capace, si difende sferrandogli un pugno in piena faccia e un giudice altrettanto insensibile e incapace, ma per fortuna del ragazzo di animo “mite”, lo condanna a tre mesi di arresti domiciliari, mentre il vero colpevole – il “disinsegnante” tanto per essere precisi – la fa naturalmente franca. Chiuso in casa, con un aggeggio elettronico legato alla gamba che segnala alla polizia ogni eventuale violazione alla consegna di non oltrepassare i limiti del giardino adiacente alla casa, Kale si dedica a osservare il vicinato che da quel momento in poi rappresenterà per lui l’esterno, un mondo sconosciuto in cui tutto si muove e accade e le persone che lo compongono diventano da allora in poi notevoli, interessanti,  e a volte perfino misteriose come l’inquietante vicino mister Turner, in cui Kale sospetta nascondersi un feroce serial killer, interpretato da un eccellente David Morse che da solo fornisce gran parte di validità e suspense  al lungometraggio. Le analogie con il voyeurismo classico alla Hitchcock   (“La finestra sul cortile”) rendono il film ovvio, ma anche piacevole, innanzitutto per le masse giovanili alle quali il film è oggi in larga misura destinato e per le quali la pellicola si arricchisce di strumentazioni tecnologiche, dai cellulari ai pc e alle videocamere,  ben più utili  all’osservazione spionistica del semplice binocolo hitchcockiano.  Il tutto cinematografico – visto ciò che passa oggi il convento dell’arte della celluloide, ma non solo - raggiunge in tal modo, con la fabbricazione studiata “a tavolino” e la sua prevedibilità mass-mediatica, la piena sufficienza. Per cui, il regista D.J. Caruso e gli interpreti - il già citato Davide Morse, Shia LaBeouf, Sarah Roemer e Carrie-Ann Moss - possono ritenersi soddisfatti, quanto il pubblico giovanile entusiasta e quello un po’ più avanti con gli anni accecato e dormiente, ma comunque plaudente nonostante l’esborso al botteghino. Un film quindi così e così, tanto per ammazzare – in attesa dell’ammazzamento generale importato dall’Evidentismo Totale - quel poco tempo rimasto.


 
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