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Sapori e dissapori

Sapori e dissapori locandinaSemplice, tenera e deliziosa commedia di produzione Usa-Australia 2007, priva di sbavature o eccessi di cadute nel romanticismo facile, nel conformismo becero dei tempi moderni o nel riciclato flaccido anni 90. Una frizzante boccata d’aria fresca dopo tanto retrò chiuso e fumoso, camuffato da un’attualità remota e regredita, incapace di andare avanti e tenuta in piedi dai più banali e nevrotici effetti speciali, che fanno da eco ai tic schizzati e infantili provenienti dalle sale dei giochi elettronici. Sapori e dissapori è dunque un film fuori del coro, destinato alla piacevole rilassatezza e alla commossa scoperta dei sentimenti veri, sebbene remake di un film sicuramente inferiore (“Ricette d’amore” del 2002, protagonisti Martina Gedeck e l’italiano Sergio Castellitto) - che consente a Sapori e Dissapori di ribaltare, come l’ultimo King Kong, la regola dei rifacimenti che vuole questi ultimi immancabilmente perdenti rispetto agli originali - ma che lo costringe anche a far parte della interminabile collezione delle commedie cinematografiche proposte e riproposte che non pretendono di dimostrare nulla di più del relax e di quello che la trama e la locandina di presentazione le consentono, ma che poi, cogliendo degli aspetti ancora incontaminati del vivere quotidiano, potrebbero perfino rivelarsi imprevedibilmente documentative di quella frangia forse tuttora viva e palpitante della realtà la quale, nella impossibilità di proseguire, anziché tornare indietro riesce, segnando il passo, a rinverdire la nostalgia di un pionierismo di altri tempi che prima di essere assorbito dal sistema reazionario dell’ordine sociale di disuguaglianza economica procedente all’indietro, andava avanti impavido e inarrestabile.  Kate Amstrong è una emergente chef di un ristorante alla moda di Manhattan, il 22 Bleecher, dedita al perfezionismo e all’autodisciplina, che le verranno messi a dura prova dalla sua nipotina rimasta orfana e dal nuovo capocuoco, i quali entreranno prepotentemente nella sua vita sconvolgendola. Le luci della fotografia, spesso impietose nella rivelazione di occhiaie e segni d’espressione del tempo, privando Catherine Zeta-Jones – protagonista del film nella parte di Kate Amstrong - della maschera camuffatrice della maliarda attrice che conoscevamo, la rendono vera e stupenda nell’espressione di una bellezza finora gelida, statica e statuaria che, armoniosamente, si fa ora palpito e respiro. Nella recita cinematografica la splendida Catherine viene affiancata dai bravissimi Aaron Eckhart (che con ironica performance dà vita e straordinaria presenza a Nick, il capocuoco innamorato dell’Italia e della sua lirica) e Abigail Breslin, la quale merita una menzione a parte per la spontaneità e la freschezza messe in mostra nelle vesti della piccola Zoe, che congiunte al suo talento naturale (a quanto ci dicono nonostante la giovanissima età è stata già consacrata attrice affermata a Hollywood), le fanno presagire un gran futuro nel cinema. E vi è infine da ricordare il regista Scoot Hicks, bravissimo a non confondersi nella melassa o nell’eccesso dolcificante di una cucina che fornisce l’argomento centrale del film, mettendo in piedi una favola moderna, miracolosa nel suo immettersi e spavaldamente procedere, incontaminata, luminosamente trascendendo dall’artificio favolistico della celluloide a quello terrificante, mortale e tenebroso di una realtà dominata dal Male Perfetto, e che nel suo breve attimo di vita si fa meteora e stella cadente suscitatrice dell’espressione di un desiderio.

 
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