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Home Recensioni films Recensioni d'autore 28 settimane dopo - recensioni, film, cinema, horror - Radioland

28 settimane dopo locandina

28 settimane dopo

Forse per preveggenza e intuizione realistica, uno dei migliori horror catastrofici di tutti i tempi. La veridicità della predizione evincente uno degli incalcolabili fenomeni di manifestazione dell’Evidentismo Totale, peraltro priva di una base scientifica conoscitiva dell’evento, avrebbe dello stupefacente se non sapessimo quale sia l’influenza data dal Programma prestabilito, affidato in gestione allo Spirito-Massa, in ogni circostanza e in ogni comparto e sezione del corpo sociale discendente dall’Ordine cosmico obsoleto, e pertanto anche per quanto attiene le attività artistiche nella generalità e cinematografiche in particolare. La diffusione del virus sconosciuto, che rivelando la vera natura degli esseri umani del pianeta Terra ne mostra l’aspetto di zombie dall’insolita falcata ed ha gettato la Gran Bretagna nella morte e nel panico (ci stiamo riferendo al precedente film intitolato: “28 giorni dopo”), portando alla completa evacuazione dei superstiti e alla messa in quarantena imposta dalle Nazioni Unite, evidentemente non è bastata. Per cui, adesso, in 12 settimane dopo, mentre all’inizio la situazione appare nuovamente sotto controllo: tutti i superstiti sono stati sterminati e il rimpatrio dei primi profughi è in atto insieme ai lavori di ricostruzione, e il ritrovamento di una donna, la quale essendone portatrice sana risulta immune ai devastanti effetti del virus, è di grande interesse per gli scienziati impegnati nel tentativo di produrre un antidoto… ecco che da un imprevedibile incidente si scatena l’inferno, questa volta molto peggiore del primo. Gli infettati diventano estremamente aggressivi e violenti, per cui il ricorso allo sterminio di massa, non essendoci alcun controllo e altro mezzo di eliminazione del virus, viene fatto passare come atto sociale dovuto. Il regista del film, Fresnadillo, conosciuto per la regia di Infacto, raccoglie qui con sorprendente abilità architettonica l’eredità di Boyle (che ha collaborato alla regia in alcune scene), dimostrando personalità e spiccato senso del ritmo cinematografico, sorvolando con noncuranza e mestiere sulle tante pecche di ritorno, nel riepilogo centrale riunificate, derivanti dall’utilizzo di molteplici personaggi, trame e sottotrame che non sempre trovano coincidenza e collegamento, fatta salva la conservazione mantenuta fino alla fine della presenza delle due giovani sorelle, “miracolosamente” sopravissute alle morti orrende dei propri genitori, sebbene imprigionate nella morsa terrorizzante delle masse di gente impaurita e furiosa, che inseguita tra i feriti e i cadaveri dalle pallottole spietatamente sparatele contro dalle micidiali armi dell’esercito e delle forze di polizia, fugge e travolge. Buone le interpretazioni dei vari Robert Cariyle, Rose Byrne, Jeremy Renner, Harold Perrineau Jr, Catherine MacCormack ecc., e un plauso all’apocalisse cinematografica che guadagna crescente credibilità, ma anche un grande biasimo e il conseguente perdono di condanna spettante all’innocenza del “non sapere quel che si va dicendo e facendo” per la gravissima forma di analfabetismo intellettuale che inesorabilmente l’accompagna, in quel suo profetizzare, inconsapevolmente esatto, catastrofi apocalittiche che sarebbe tuttavia possibile evitare semplicemente disattivandosi dall’Ordine cosmico perduto e cancellato, e prevenire - con la scelta del nuovo Ordine sociale dell’Universo e dell’evento benigno che derivandone l’anteceda - la percezione dell’Apocalisse.

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