Eccellente “thriller alla Hitchoock con musica”, e quindi più in bianco e in nero che a colori, ambientato in una città degli Usa ma girato a Barcellona e in Catalogna, per la produzione di Luis Fernandez, responsabile della recente moda horror del cinema spagnolo grazie ai film di Brian Youzna, ma diretto dal regista anglosassone Brad Anderson e interpretato da un grandissimo Christian Bale il quale, al contrario di Robert De Niro che nel film biografico “Toro scatenato” fu costretto ad aumentare il proprio peso, si è sottoposto a una cura dimagrante perdendo trenta chili. Il personaggio interpretato da Christian Bale, è Trevor Reznick, un operaio meccanico che da un anno non riesce più a dormire, preda di una gravissima forma d’insonnia che gli procura allucinazioni e visioni, che finiscono per confondersi con la sua vita quotidiana facendo passare per reale un mondo visionario e paranoico, e che dopo una serie di indizi costruiti con grande maestria dalla regia, si rivelerà scaturito da una tragedia da lui provocata e che una volta riportata alla luce e confessata gli ridarà il sonno perduto. La fisicità erosa e allucinata del protagonista accentra e domina la scena cinematografica esprimendo tutta la follia ossessiva del personaggio, che raggiunge il suo apice nel finale, quando la memoria rimossa lo investirà come una gigantesca ondata tsunamica tra i flash e nella ripetuta visione della scena d’inizio del film, in cui Trevor Reznik tenta di gettare in acqua un involucro contenente un cadavere ma viene sorpreso e una voce lo apostrofa mentre una lampada gli viene puntata sul volto. Che il film sia nel suo genere eccellente per la tenebrosità e la misteriosità hitchoockiana e per l’accompagnamento musicale, lo abbiamo detto, Non abbiamo però forse centrato ne cercato abbastanza la vera ragione per cui, nel coniare certi aggettivi sicuramente elogiativi, ci si debba richiamare alla cinematografia di cinquanta e passa anni fa, escludendo immancabilmente quella del presente. Perchè la “scusa” del pionierismo cinematografico o dei refusi pionieristici regge e non regge, tanto – per restare nel cinema e nel particolare - se ne è fatto a volte uso forzato e dunque “forzatura”. Perché la vera ragione che la Cultura dell’Universo ci spiega e c’insegna, è quella universale di un contesto privo di senso e ragione, sotterrato e sigillato in se stesso come una tomba, e dunque “presente” unicamente nel proprio passato che lo seppellisce e lo anima, perché incapace di andare avanti, ma inesorabilmente procedente all’indietro, alla rovescia, e nel quale la rivisitazione dell’antichissima esclamazione romanesca “li mortacci tua!”, con antecedenti e derivati successivi vari, potrebbe introdurre - in una analisi più attenta della PERCEZIONE –J9 volta al già avvenuto - una lettura nuova, più consona a una realtà mortale priva di vita.






