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Transylvania

Transylvania locandinaCi auguriamo che il conte Dracula non si stia rigirando nella tomba, perché secondo gli amanti del genere horror vampiresco ciò vorrebbe dire che starebbe lì lì per risvegliarsi, per cui adesso è già mezzanotte dopo una strana giornata trascorsa tra rumeni, russi, ungheresi, tzigani senza patria e senza frontiere capeggiati da un Tony Gatlif, regista Rom nato in Algeria ma trasferitosi in Francia ed “esploso” nel cinema francese, e da una Zingarina-Asia Argento talmente allucinata e fuori di testa che, come in tanti altri film da lei interpretati, più che figlia d’arte appare letteralmente uscita dalla genetica sciroccata di una esposizione horror-visionaria del padre. La musica tzigana, dal frenetico ritmo ripetitivo, che tanto per fare un esempio tra i molteplici riferimenti, sebbene di impronta asiatica e orientaleggiante ricorda la reiterazione ossessiva di origine nuragica dell’occidentale ballo sardo a testimonianza di antichissimi e comuni intrecci planetari, costituisce il  contorno danzante di un film caratterizzato dal simbolismo musicale dell’est europeo, e  che da qui, tra balzi e saltelli, si propaga, ansimante e allegorico, seguendo la contrazione-dilatazione oscillatoria e ruotante della Terra, trasferendosi dalla Transylvania in ogni altro luogo itinerante del pianeta. Come in Gadjo Dilo si abbandonava l’Occidente per ritrovarsi tra i Rom, e lì Romain Duris andava in cerca di una misteriosa cantante tzigana, in Transylvania è Zingarina-Asia Argento a mettersi alla disperata ricerca del “suo” uomo espulso dalla Francia e tornato tra gli zingari, il quale però non vorrà sapere più nulla di lei, e le dirà tranquillamente che non l’ama fornendole il pretesto per il vero viaggio che, sebbene incinta, compirà insieme a Birol Unel attraverso un paesaggio industriale e contadino innevato e fuligginoso e su una terra di simboli, segni, magia, esorcismi e riti pagani, votata alla custodia delle culture più emarginate e primitive, dove il duo  Birol Unel-Asia Argento  si muove all’unisono, con altrettanta primitiva magia e fascino. Oltre al mondo melodioso e surreale dei tzigani di Gatlif, si muove però un mondo reale che il regista dovrebbe tenere sempre ben presente, perché tra i delitti più efferati risaltano i loro orrendi misfatti: è di questi giorni la notizia ferale di una donna di 47 anni torturata, violentata e assassinata a Roma da un romeno con la complicità disconosciuta dei soliti “ignoti” che il principio della Legge del “non impedire un evento delittuoso che si ha l’obbligo giuridico di prevenire, equivale a provocarlo” rende notissimi quanto il Rom cavernicolo, torturatore e assassino, denunciato dagli stessi rumeni e arrestato nella sua tana mentre era ancora lordo di sangue. Ma l’appunto è generale, coinvolgendo l’interezza dello scibile sociale negativo invertito, reso platealmente scellerato dall’incoscienza altrettanto cavernicola dei telegiornali che, dopo la notizia dell’aberrante crimine da età della pietra, informano dell’ultimo disco di Celentano. Che poi Asia Argento si chiami Zingarina, che sia milanese e abbia nella mano disegnato un grande occhio nero che la protegge respingendo lo sguardo di chi la guarda malevolmente, che nella ricerca del suo compagno, che poi la rifiuterà,  viaggi accompagnata da un’amica innamorata di lei, sono le prime avvisaglie di una storia che, per demagogia e conformismo, segue le mode del più scontato e mero appiattimento nel facile e nel luogo comune e che, a parte la magia dei luoghi e delle musiche, con al centro la scena in cui Asia, scatenata, corre su una sgangherata bicicletta cantando proletariamente a squarciagola “Bandiera Rossa”, tanto per strillare e improvvisare nella liberazione e nella vastità di un panorama privo di confini, comporterà che il film frani infine in se stesso, nella finitezza di se stesso, nella propria superficialità e nell’ambizione, trasferita dal cinema alla realtà nella reciproca assenza di contenuti, di un’impossibile prosieguo, oltre di se, oltre la panoramica dolorosa e ingannevolmente sconfinata della Transylvania  tzigana, oltre il chiuso del cerchio oscillante e rotatorio del mondo.

 
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