In questo film diretto da Neil Jordan, di produzione Usa-Australia 2007 e interpretato da Jodie Foster, il leggendario Giustiziere della Notte impersonato dal mitico Charles Bronson, sembra aver trovato il giusto erede, nel nostro caso di genere femminile, di quel suo irrefrenabile impulso di vendetta e di giustizia che permise – se ricordiamo bene – di arrivare al Giustiziere della notte cinque oppure sei o giù di lì. Il buio nell’anima non sembra però in grado di aspirare ad un futuro così lungo e reiterante, tanto il proprio fine a se stesso appare di breve durata e impraticabilità che al momento ne renderebbe impensabile un ulteriore prolungamento ripetitivo. Tuttavia…chissà? Non si può mai sapere quello che riserva l’avvenire, o meglio quello che ti può succedere tra 3,4 o 5 minuti nella funesta realtà del mondo geinove negativo, e figuriamoci nel cinema! E proprio per questo motivo, Erica Bain, protagonista dell’opera cinematografica, si divide tra l’amore per New York, per il proprio lavoro condiviso con il pubblico nel programma radiofonico Street Walk, da lei condotto, e ultimo ma non ultimo per il fidanzato David Kirman, dal quale torna a casa alla fine della trasmissione; fino a che tutto le viene strappato via durante una tragica notte di violenza, quando lei e il fidanzato subiscono l’aggressione di un gruppo di teppisti, manco a dirlo neri come David, in seguito alla quale David muore e Erica rimane gravemente ferita. Che una volta ristabilitasi, Erica si armi di pistola e vada in giro di notte per le più pericolose vie periferiche di New York e la sua metropolitana, è un dettaglio. Che lei spari facendo fuori un bel po’ di criminali neri è un altro. Ma che poi faccia amicizia con un poliziotto nero come il suo fidanzato e i suoi assassini, fa insorgere il sospetto forse non infondato di una specie di razzifobia al contrario - mitigato dal fatto che tra le sue vittime (se abbiamo visto bene) c’è comunque anche un bianco in rappresentanza dell’altra razza americana dominante - perché la semplice motivazione del botteghino non ci sembrerebbe percorribile, dato che – anche se il Premio Nobel 62’per la genetica potrebbe forse pensarla diversamente - non vediamo i neri americani correre ad acquistare il biglietto d’ingresso nelle sale cinematografiche, solo per vedere ammazzare i loro “fratelli”, seppure criminali, da un vigilantes in gonnella, come nel film viene chiamata la neo giustiziera della notte. Il film, grazie alla recitazione dell’eccellente Jodie Foster, che come al solito per charme e bravura “buca lo schermo”, diviene comunque un lungometraggio di buona fattura, imperdibile per gli amanti del genere thriller, e seppure da dimenticare per la pretenziosità e l’ipocrisia del titolo, e per alcune retoriche qua e là emergenti, che come al solito restringendola ai pochi a vantaggio dei più, vorrebbero negare la perfetta rispondenza generale del contesto reso cinematograficamente manifesto con quello stradominante del Male Perfetto, dove, di anima, in quanto effrazione innata del chiuso labirintico e personalità umana, non ce n’è neppure l’ombra.






