Il regista Bruce A. Evans dirige un sofisticato Thriller interpretato da tre icone di Hollywood (Kevin Costner, Demi Moore e William Hurt) con un contorno di attori e caratteristi di buon livello. Le tre icone, scambiandosi inconsapevolmente ruoli e motivazioni e transitando a volte da un settore all’altro del Male Perfetto, forniscono il perno centrale alla centrifuga vertiginosa di un film altrimenti pericolosamente lento e affannoso. Mr. Brooks è un uomo d’affari di successo, un amorevole marito e padre di famiglia e contemporaneamente uno spietato killer seriale, affiancato in questa sua terza attività hobbistica e ricreativa da un certo Marshall il quale, proiettandosi fisicamente sullo schermo impersonato da William Hurt nel ruolo metafisico di consigliere e suggeritore criminale di Mr. Brooks, rende visibile agli spettatori e allo stesso Mr. Brooks la sua patologia, invero - transitando dal Travestitismo e dal Disconoscimentismo - il suo aspetto Evidentista. Una notte, nel consumare un ennesimo duplice omicidio, Mr. Brooks viene sorpreso e fotografato da un voyeur, il quale lo ricatta non per soldi ma semplicemente per partecipare egli stesso, personalmente, ai futuri omicidi seriali del killer. Individuare nell’aspirazione dei personaggi coinvolti l’impulso corruttivo del contesto morboso di una comunità intesa a trascendere dal settore Travestitista o Disconoscimentista nel settore più vicino all’Evidentismo, fino a collocarvisi senza remore o tentennamenti - illuminando e creando nocumento alla misteriosità e al nascosto pro-tempore del Male Perfetto, che diviene di ostacolo e allo stesso tempo di temibile avversità alla tematica perseguita dal lungometraggio (il quale vorrebbe ovviamente perseguire opposti obiettivi di natura, questi, squisitamente maligna destinata all’Evidentismo Totale) - conferisce alla nostra indagine la funzione della medicina somministrata contro la malattia in atto. Prescindendo dunque dalle interpretazioni soggettive perverse, perfettamente aderenti ad un’esposizione cinematografica meramente immaginaria di una realtà prefabbricata che si vorrebbe di sola immaginazione senza coinvolgimento e riscontro con personaggi e fatti reali, la visione del film da una panoramica all’opposto obiettiva non confluente nel ginepraio delle copie e del ricalco opinionistico, risulterebbe quanto mai utile a chi intenda perseguire approfonditi studi di Cultura dell’Universo. In ogni caso, il film è un thriller ben riuscito e ben interpretato, godibile anche come mero intrattenimento per chi non abbia altri interessi al di fuori del proprio conformismo e della sua alimentazione reiterativa.






