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Nuovomondo

Nuovomondo locandinaEmanuele Crialese, regista del film, sembra aver scelto il momento più opportuno per parlare dell’emigrazione italiana in America, concepita e organizzata dai rispettivi governi, descrivendo il viaggio transatlantico di una famiglia siciliana emigrata negli Usa agli inizi del novecento, ingenuamente sedotta da una cartolina di propaganda americana raffigurante minuscoli contadini accanto a gigantesche galline e carote. Venduta ogni cosa posseduta in Sicilia, la famiglia composta da Salvatore, dai suoi figli e dall’anziana madre, - dopo un lungo e tormentato viaggio sconvolto da una tempesta “implosa” all’interno della nave per mancanza di riprese esterne, durante il quale si accoda alla famiglia la bella Lucy, una young lady con cappello che parla la lingua dell’America e vorrebbe sposarsi per tornare negli Usa da “signora”, e che a Salvatore appare più elegante della figlia del sindaco del suo paese – approda a Ellis Island, l’isola della quarantena dove gli immigrati verranno raccolti, trattenuti ed  esaminati per decidere il loro ingresso o il rimpatrio. La ricerca della storia individuale dentro la storia migratoria di un’Italia, nell’attualità, per rimbalzo e legge del ritorno, essa stessa una sorta di Nuovomondo di serie B in quanto meta ambita dei nuovi flussi migratori provenienti dall’est planetario e dal nord africa, permane chiusa e limitata dalle inquadrature biancheggianti, dagli alberi carichi di monete, dai fiumi di latte e da una scatola-ascensore che sale e scende da case alte fino al cielo, mentre l’accesso alla futura Nazione pilota nell’ascesa alla dittatura globale planetaria, alla golden door internazionale che raccoglierà la rappresentanza di tutti i popoli della Terra,  viene selezionato da esami medici e test psicoattitudinali destinati a una popolazione contadina prevalentemente analfabeta, tanto da apparire spesso di insufficiente capacità intellettuale rispetto alla media dei cittadini americani alfabetizzati, in un metro di giudizio allora molto semplice e primitivo, che oggi – in presenza del Flagello del Terzo Millennio interessante la totalità delle popolazioni planetarie  - risulterebbe impraticabile, tanto che rispetto alle persone umane realizzate, abitatrici dell’Universo, le persone fisiche simulate umane della Terra, verrebbero tutte indistintamente cacciate dal contesto terrestre, una volta rivendicato luogo di proprietà dell’Essere umano reale, e pertanto da disinfestare dalle persone negative invertite iniziando dalla loro cima che ne costituisce in realtà il basso. Alternando campi lunghi, medi e primi piani, il lungometraggio come un fiume scorrente tortuoso ma prevedibile, finisce in un immenso mare di latte simbolico evincente il sogno migratorio dove, riunita, la famiglia siciliana attesta - oltre l’indesiderabilità dei “nuovi venuti” – la sua futura integrazione.  Ma in ogni caso, l’intento di accostare alla storica emigrazione nel Mondonuovo americano, quella odierna degli extracomunitari che arrivano in Italia molto ma molto oscuramente con l’etichetta di “clandestini”, stride e naufraga miseramente per due fattori coincidenti: nulla a che fare sia per effetto della pianificazione ragionata americana e sia a causa dello stato di disoccupazione in cui versano le popolazioni residenti italiane, il quale status morbosus  -  destinando in un primo tempo il flusso migratorio a se stesso - in un secondo tempo, non essendo in grado di sopportare il nuovo incremento disoccupativo, lo dirotta inevitabilmente, per la sopravvivenza fisica dei “nuovi arrivati”, verso il crimine e la prostituzione.  Come in tutte le storie popolari e veristiche di un cinema italiano predisposto a raccontare di se  un mondo rurale, rustico  e dialettale, dove le imitazioni, le mode e gli influssi esterni non riescono a penetrare, il film è comunque gradevole e gli attori si muovono a loro agio, con grande abilità e naturalezza, tra i quali sono da ricordare Vincenzo Amato, Francesco Casisa, Aurora Quattrocchi, Filippo Pupillo, Federica de Coia, Ernesto Mathieux e  la bella Clarlotte Gainsbourg nelle vesti della young lady con cappello.

 
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