Nel terzo remake del superclassico della fantascienza cinematografica “L’Invasione degli ultracorpi”, Carol e Ben (rispettivamente portati sulla scena da Nicole Kidman e Daniel Craig) devono trovare un antidoto per arrestare l’epidemia di natura aliena che impedisce di sudare, di innervosirsi, di perdere il controllo e di emozionarsi dedicandosi ai quotidiani delitti di “casa nostra” contornati da romanticherie e sentimentalismi. Gli infettati si riconoscono per il loro procedere freddo e contenuto, lo sguardo gelido e i modi estremamente educati e seriosi, per cui i non infettati come i due protagonisti della reiterazione fantascientifica diretta dal regista tedesco Oliver Hirshbiegel, una volta stabilito questo, si vedono costretti, trovandosi in mezzo alla folla, in primo luogo a smettere di correre se stanno scappando come spesso nel filmato gli succede, e a procedere invece con andatura estremamente lenta e tranquilla nonostante alcuni infettati dal virus alieno li stiano rincorrendo e ne abbiamo il fiatone addosso. Ma la cosa più difficile risulterà, ovviamente, quella di impedirsi di sudare e la più facile l’essere infettati, in quanto è sufficiente subire una bella sputata in faccia e la frittata è fatta, anche se sarà poi necessario dormirci sopra giacché è durante il sonno che l’epidemia si propagherà e prenderà possesso del corpo divenendo Invasion. E così i nostri eroi, ma soprattutto la bella e forzatamente adrenalinica Nicole Kidman (che più che una sputata in faccia, una vera e propria ripugnante vomitata in bocca ha subito dall’ex marito), dovranno cercare di restare svegli, prendendo droghe ed eccitanti, nonché scappando da una direzione all’altra, a volte insieme ad altri non infettati, i quali, puntualmente, dopo la dormita rituale passeranno poi dall’altra parte, l’aliena, lasciandoli in fuga da soli. Ebbene, la vicenda, gli avvenimenti e la relativa conclusione, non subiscono variazioni e tanto meno innovazioni, ma sono sempre gli stessi, di routine hollywoodiana ci scapperebbe di dire, per cui una volta che l’affascinante Nicole si è potuta finalmente fermare, riposarsi e schiacciare un bel sonnellino, è toccato a noi - non restando altro da fare e ripugnandoci l’emblematico “non resta che piangerci addosso” – scappare, e a gambe levate, da questo ennesimo fumettone propagandistico e promozionale per i veri mostri che, credeteci alla lettera, sono proprio qui, con noi, dietro, avanti e a fianco del nostro sopravvivere quotidiano. Ed ecco il perchè per l’ennesima volta non ci accodiamo affatto al coro reiterativo e plaudente la sudorazione, l’emotività, la stupidità e ogni restante caratteristica della negativizzazione e dell’invertimento dell’essere umano, se per amore, romanticismo, sentimentalismo e/o affettività - invece di epidemia nostrana intellettualmente analfabetizzante - s’intende l’atto del giovane spagnolo il quale, avendo ricevuto in diretta televisiva un rifiuto alla sua domanda di matrimonio rivolta nel corso di un noto programma di intrattenimento spagnolo a una ragazza madre di una bambina di due anni, si è recato il giorno dopo a casa della giovane sgozzandola alla faccia vostra e degli alieni.






