Straordinario film di Costa-Gavras con Josè Garcia e Karin Viard. “Una visione spietata e autodistruttiva di un capitalismo malato”, abbiamo sentito declamare da una qualche parte manifestante la più clamorosa delle disinformazioni, perché, in realtà, essendo il capitalismo una precisa malattia socio-economica prodotta e organizzata dal Male Perfetto, il capitalismo non potrebbe esistere in nessun altro modo che in se stesso, in se stesso quale esatta proiezione bruta e selvaggia dell’Ordine Cosmico –j9. Ed ecco che Costa-Gavras lo espone sul grande schermo, come in una gogna, malato infatti di se stesso, della propria natura negativa invertita, del proprio progresso regresso, della propria organizzazione sociale rovesciata, della disuguaglianza economica che lo caratterizza e lo alimenta perché senza di essa non esisterebbe, della dittatura aperta e allargata al pluralismo che lo completa e lo perfeziona, dopo il totalitarismo, quale sigillo di un cerchio chiuso esattamente conforme a quello del Male Perfetto che, a propria immagine e somiglianza, lo ha cospirato, concepito e prodotto. E le diramazioni capitalistiche presenti in altre realtà geografiche del pianeta, dall’islam all’estremo oriente, ma anche le relative confessioni religiose che da occidente ad oriente imperversano anticristianamente dichiarate o inconfesse, chiudono il cerchio distruttivo di un anticristianesimo omicida e suicida vittima di se stesso. Dopo la società capitalistica dei colonnelli, avvicendata da quella dello strato successivo dominato da una magistratura e da una politica vincenti, perché ancora più malsane e perverse, e dopo le fugaci incursioni nella manipolazione internazionale dei regimi di disuguaglianza economica relativi e satelliti, avanzata - dal chiuso totalitaristico - all’aperto, all’espansivo e al pluralismo, fino alla globalizzazione importata dalla Dittatura planetaria che ne comporterà con l’ultimo sigillo il chiuso definitivo, Costa-Gravas ci propone un’escursione realistica cinica e disturbante, in cui l’assassinio sociale aderisce con perfetta precisione e naturalezza, essendone l’essenza dominante e l’esaltazione, ponendo alla gogna la scoperta del MONDO DELLA MORTE. Dopo essere stato licenziato con le più moderne motivazioni aziendaliste tipo “ristrutturazione” e “delocalizzazione”, Bruno Davert, protagonista del film in qualità d’ingegnere chimico progettista cartario, non riesce a trovare un nuovo lavoro che gli consenta di mantenere il suo alto tenore di vita. Per cui, disperato, individuata nell’Arcadia Corporation la fonte di lavoro ambita - che potrebbe garantire un futuro alla sua famiglia, al suo matrimonio sempre più in crisi, e ai suoi due figli la cui esistenza adolescenziale si prospetta allo sbando - cospira, organizza e mette in atto l’omicidio seriale degli altri ingegneri chimici cartari disoccupati che aspirano e concorrono al suo stesso lavoro, fino all’eliminazione di quello che occupa attualmente il posto ambito nella Arcadia Corporation. Superata così ogni concorrenza, Bruno Davert viene assunto dalla Arcadia Corporation, dove dopo tre anni di disoccupazione riprenderà la sua attività professionale. In questo iter morboso, s’inserisce il curriculum personale del protagonista e dei suoi avversari, che costituisce il documento cartaceo del lungometraggio, ovvero il necrologio inciso sulla pietra tombale di ciascuno, assumendo l’evidenza del contendere cimiteriale in cui – essendo tutto lecito per effetto di una selezione brutalmente primitiva e animale - vince l’ultimo curriculum, il sopravvissuto evincente l’arcaico motto: “Morte tua vita mea”. Che l’esposizione cinematografica del Mondo della Morte messa in atto da Costa-Gravas, sia un’opera d’arte vista dall’angolazione di quel contesto, un po’ ci disturba, ma dobbiamo tuttavia riconoscerlo ponendone in piena luce scenica l’aspetto satirico e grottesco, laddove un tizio più maldestro e imbranato che abile e capace, seppure mortalmente visualizzandolo, riesce a portare “felicemente” in porto il suo terribile progetto. Ma la simpatia che egli ispira e il coinvolgimento nelle sue gesta criminose del pubblico, dipendono sicuramente dal fatto che in fondo non è neppure lui, in quanto semplice esecutore patologico del progetto malefico, a ideare, organizzare e distribuire mortalità, quanto l’organizzazione sociale (che è la peggiore possibile) di cui egli è una semplice e anonima pedina, come ogni altra nata soltanto per “invecchiare, ammalarsi e morire” lasciando pertanto come unica traccia di se la Morte.






