A causa di un incidente stradale, la piccola Frankie Heywood è in coma, e dell’incidente s’incolpa il fratello Ben, il quale dopo la tragedia si chiude in se, vagando in una dimensione oscillante tra immaginazione, sogno e realtà, in cui s’inseriscono le continue apparizioni della sorella. Constatato che la medicina ufficiale non fa nulla per risvegliare la bambina, ma si limita a mantenerla in vita come un vegetale, disperati i genitori si rivolgono alla neurologa d’avanguardia Elisabeth Chase, che oltre la perdita del proprio figlio ha alle spalle risvegli “miracolosi” con originalissime pratiche più o meno sperimentali. Il classico hollywoodiano è che le cure alle quale viene sottoposta Frankie vengano avversate dal sistema sanitario e di fatto dal procuratore distrettuale che scatena la polizia contro la dottoressa Chase e la sua piccola paziente, attivando ogni possibile premessa e accorgimento situazionale per assegnare a un rovinoso destino la povera bambina, arrivando al punto di far mettere i sigilli al centro di terapia intensiva della neurologa, impedendo la cura ma – obbligato dalla sceneggiatura e dal regista - facendo inconsapevolmente in modo che la terapia prosegua altrove, nascostamente. E il classico hollywoodiano prosegue anch’egli, ma tutt’altro che nascostamente, investendo i comportamenti criminali del procuratore e Co, costituenti DELITTO PERFETTO, che non vengono di conseguenza perseguiti; e, a parte dunque i criminali perfetti, istituzionali di appoggio e collaborazionisti vari, il film è sotto ogni aspetto una catastrofe cinematografica nella quale perfino la recitazione di attori bravi come Andy Garcia e Angela Bassett naufraga, si fa meramente mestierante e si perde paurosamente, salvandosi forse in parte quella del piccolo attore che impersona Ben. E su questo punto, sembra che la critica si ritrovi unanime nel definire “L’ultima porta”, l’ultima indimenticabile bufala di Hollywood. Tuttavia, ciò che ci ha spinto a scrivere di questo film, non è neppure la tematica che spaziando tra metafisica, scienza, sociologia, politica e il comportamento criminale del sistema di organizzazione sociale radicato sul Delitto, poteva in qualche modo interessarci. Ciò che colpisce è l’originalità di una cura che, nell’incapacità del soggetto in coma “nascosto in angoli reconditi della mente”di uscirne fuori, manda qualcuno dall’esterno a cercarlo e, una volta stabilito il contatto, a trascinarlo all’esterno, fuori dal proprio seppellimento egocentrico; ma, nel far questo, quel “qualcuno” viene costretto a “ cadere” anch’egli in coma, affinché possa trovare il luogo dove il comatoso si trova nascosto impossibilitato a venirne fuori. Una cura così proposta, così perfettamente aderente alla realtà, avrebbe allora meritato ben altri attori, regista, sceneggiatore, produttore, che ne avrebbero potuto tirar fuori un film davvero importante e in ogni caso per lo meno un film.






