Bruce Willis riprende le vesti dell’ex tenente della polizia di New York, ora detective, John McClane, che in questo Die Hard 4 – Vivere o morire - ancora una volta nel posto giusto al momento giusto, prende in mano una situazione altrimenti disperata (un attacco alla infrastruttura informatica degli Usa manda gli States in tilt) riuscendo a sconfiggere terroristi e tecnologia, affiancato da un giovane e simpatico pirata informatico e “ostacolato” in questa occasione dalla figlia che eredita il ruolo marginale della ex moglie del nostro eroe, immancabilmente rapita dai “cattivi”, per cui il compito di John McClane si farà ancora più arduo in quanto dovrà preoccuparsi di liberarla come aveva fatto a suo tempo con la consorte. In ossequio alla migliore tradizione western trasferita sui palcoscenici urbani newyorchesi, anche in questo capitolo quarto della saga diretto da Len Wiseman, l’eccesso la fa in tutti i sensi da padrone, per cui il dolorante e insanguinato Bruce Willis in canottiera, si muove a suo agio sulla scia di Die Hard 3 in attesa della doccia finale che dovrebbe restituirgli un aspetto decente e glorioso da vero cowboy. Lasciando da parte le ovvie letture di un contesto in mano ad uno stradominante M.P. nonché la mestierante recitazione degli attori coinvolti, il pregio del film è come al solito costituito dal fatto che nelle scene di azione e nei combattimenti serrati sconvolti dagli effetti speciali, trattandosi di un eroe solitario che combatte contro tutti, non si corre il rischio di scambiare i “nostri” per i “loro”, confondendo cioè i buoni con i cattivi, come succede spesso nelle scene più frenetiche dei film d’azione. Così che si può tranquillamente andare a vedere questo quarto capitolo della saga, senza restare con il dubbio su a chi abbia di fatto arriso l’happy end, nello scompiglio importato dal troppo impiego di tecnologia ed effetti speciali, in luogo di una buona regia e di una recitazione degna di questo nome.






