Bella musica, canti, fisici debordanti, remake del remake e un John Travolta straripante grasso e irriconoscibile in una versione femminile e invecchiata dell’antico ballerino agile e aggraziato, la cui fisiognomica diviene indecifrabile nascosta dalla maschera del musical degli anni 60’, che dopo i successi di Broadway ritorna ora al cinema per una rivisitazione del riciclato che lo show ripropone con misture di segregazione razziale e di diffidenza nel diverso che fanno anni 60’ ancora più del musical. A fianco di John Travolta la splendida Michelle Pleiffer, uno sprecato Christophen Walken e la bravissima e giovanissima Nikki Blonsky dalle dimensioni fisiche in grande espansione, ma ciononostante abile ballerina e dalla bella voce. La regia di Adam Shankman cerca di tenere in piedi la storia di Tracy, una adolescente di Baltimora la quale sebbene obesa vorrebbe diventare una delle ballerine del programma Comy Collins Show della televisione locale, che la madre-John Travolta vorrebbe ostacolare perché teme l’insuccesso e l’irraggiungibilità dei sogni della figlia, mentre il papà-Christophen Walken è molto più fiducioso. Quindi musica, musica e canti e balli, e nessun proclama di novità. Perciò, che altro dire? Inaccettabile? C’è molto di peggio, e non siamo certo nel fondo senza fondo dell’orrido pozzo. Per cui, avendo questo “merito”, diciamo pure che il film si può vedere e ascoltare in tutta piacevolezza. Che poi il film faccia parte del disconoscimentista “non fa male a nessuno”, che di fatto serve al ristagno e alla alimentazione dello status quo morbosus affinché tutto resti com’è - film pertanto da visionare per rilassarsi e ammazzare un tempo che non ne avrebbe neppure bisogno avendone già ampiamente di suo - è un altro discorso. Però un accenno non guasta.






