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La masseria delle allodole

La masseria delle allodole locandinaL’anno è il 1915 e ci troviamo in una cittadina della Turchia in cui vive la benestante famiglia armena degli Avakian. Alla morte del patriarca, presenzia alle esequie quale segno dei reciproco rispetto tra le due comunità, il generale Arkan, capo della guarnigione turca. I così detti “Giovani Turchi” hanno però in cantiere un piano per costruire la Grande Turchia nella quale non ci sarà posto per i ricchi e “traditori” armeni. Dalla capitale vengono inviati gruppi di feroci militari con l’ordine di uccidere i maschi di qualunque età essi siano e, a conferma dell’insensatezza, della tortuosità e delle intrigaglie della mente degenere della disumanità degli aborti e dei rifiuti umani, di non uccidere subito le donne e le bambine, ma di deportarle martirizzandole in un viaggio fatto di fame e di stenti al limite della sopportazione fisica, per massacrarle più tardi nei pressi di Aleppo. La famiglia Avakian verrà smembrata e al genocidio sopravvivranno soltanto tre bambini che, corrompendo soldati e carcerieri, si riuscirà a far fuggire dalla Turchia e approdare a Venezia. Mentre, a guerra finita e nel momento stesso in cui i vincitori divengono non imputabili e i vinti vengono invece sistematicamente processati e condannati per crimini di guerra, non si é potuta attivare questa procedura non essendoci stata tra turchi e armeni alcuna guerra, ma unicamente il genocidio con massacro di innocenti compiuto dai turchi peraltro non imputabili in quanto comunque vincitori, il caso si è insabbiato da solo e gli armeni attendono ancora quel risarcimento che non arriverà mai, almeno sull’attuale Terra. I fratelli Paolo e Vittorio Taviani continuano con questo film il loro discorso cinematografico avente per tema l’individuo e la Storia, e anche in questo caso per rendere il film planetariamente accettabile e accessibile a un grande pubblico, smorzandone le inevitabile polemiche, introducono dei sipari inverosimili di “umanità” e di “civiltà”, altrimenti improponibili nella crudezza della narrazione storica. Da qui la forzatura di alcuni turchi, con il generale Arkan in testa, che si mostrano per lo meno consapevoli dei valori della convivenza; forzatura che potrebbe tuttavia essere stata ereditata dal romanzo omonimo di Antonia Arsian da cui il film è tratto. Il cast multinazionale mette in luce alcuni attori interessanti, tra cui Paz Vega, Moritz Bleibtreu e Angela Molina, facilitati dalla verosimiglianza delle scene di azione rese realistiche dalla mancanza di effetti speciali e dall’espressività istintiva delle immagini cinematografate. La curiosità è che nel dolore lacerante di una comunità devastata che piange ancora i suoi morti e nella produzione cinematografica Italia, Bulgaria, Francia e Spagna 2007, che ne rende debita testimonianza, la Turchia ammutolita dalla Storia non mette come suol dirsi “bocca”. Almeno per il momento.

 
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