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Il caso Thomas Crawford

Il caso Thomas Crawford locandinaMagnate dell’aeronautica, Thomas Crawford concepisce un piano, per volere del regista e degli autori del film, da definire “diabolico”, e spara alla moglie adultera che ha una relazione con un detective della polizia locale, mandandola in coma irreversibile. Arrestato e processato, in quanto reo confesso del tentato omicidio della consorte, verrà prosciolto perché ad arrestarlo e farlo confessare sarà il poliziotto complice del tradimento della moglie. Successivamente, decide però di far staccare alla donna i congegni che la tengono in vita vegetale, e sarà questa circostanza che consentirà al film e all’America il tradizionale tarallucci e vino e l’happy end per l’aggregazione dell’a e del per, che gli salvi la faccia e qualcos’altro. Il significato del film si condensa perciò nella domanda che alla fine il giovane pm Willy Beachum rivolgerà a Thomas Crawford, prosciolto per il reato di tentato omicidio per il quale non potrà più essere processato, ma nuovamente inquisito e processato per l’omicidio della moglie compiuto in clinica con la complicità del personale sanitario da lui incaricato di staccare i macchinari da coma. “Perché mai lo ha fatto?”, gli chiede il giovane procuratore. Al che, il nostro Thomas Crawford si guarda bene di rispondere come dovrebbe: “Ma è semplice. Per poter dare un bel finale al film, altrimenti il cattivo l’avrebbe fatta franca e il sistema ne sarebbe uscito perdente”. Tutto qui. Il resto è un thriller di buona fattura, ben costruito sul “diabolico” piano orchestrato da Thomas Crawford e sulla competizione tra l’imputato e l’accusatore che agisce per conto dello stato, ma che con molta pretenziosità e pochissima credibilità si pretenderebbe di mettere a confronto come sfida tra due talenti, i quali risultano, invece, piuttosto incapaci nel rispettivo ruolo: l’imputato magari scusabile, dovendo dare una svolta favorevole allo status quo morbosus, ma il procuratore colpevolmente borioso, sopravalutato, incompetente e imbranato, e in tal senso ottimo Tolomeo in predicato di essere assunto da un prestigioso studio legale, che rifiuta il ruolo del perdente sebbene intellettualmente e professionalmente pessimo. Così come intellettualmente e professionalmente pessima è la forzatura conferita dal regista e dagli autori al film attraverso il pm, il quale rinuncia ad avvalersi della prova falsa costruita dalla polizia per incastrare l’autore del tentato omicidio. E il fatto che Thomas Crawford verrà comunque alla fine processato per l’omicidio della moglie, il che è indiscutibilmente preferibile, non assolve l’eccesso di ipocrisia, ma anzi l’aggrava. Sin qui le pecche e le qualità del lungometraggio. Quello che lo rende in ogni caso film da non perdere, è la presenza giganteggiante di un eccellente Antony Hopkins, che mantiene in piedi l’intera baracca rendendo senza lode ne infamia l’operato del regista Gregory Hobblit e l’interpretazione degli altri attori.

 
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