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Home Recensioni films Recensioni d'autore Copland - Sylvester Stallone, recensione, trailer - Radioland

Copland locandina

Copland

Cast: Sylvester Stallone, Annabella Sciorra, Robert De Niro, Michael Rapaport, Ray Liotta, Harvey Keitel, Peter Berg, Janeane Garofalo. La regia è di James Mangold. La produzione è Usa, l’anno è 1997. Garrison (New Jersey), è l’immaginaria cittadina alle porte di New York, che tra i suoi 1.280 abitanti ha moltissimi poliziotti lì affluiti per allontanare le proprie famiglie dalla violenza metropolitana newyorchese.  Lo sceriffo Freddy Herlin, interpretato da Sylvester Stallone, è il tutore dell’ordine – sordo in un orecchio – ma non per questo erroneamente convinto che Garrison sia il migliore dei paesi, il quale si vedrà alla fine costretto a scoprire di trovarsi invece in una comunità di poliziotti corrotti collegata alla mafia. La tematica, forse improponibile in uno stato europeo di struttura tradizionalmente nazional-propagandistica (sicuramente lo è in Italia), è ormai un classico luogo comune della cinematografia Usa, tuttavia inviolabilmente abbarbicata a un finale scontato favolistico in cui i corrotti, pochi e alla fine immancabilmente individuati e debitamente puniti, dovranno rigorosamente risultare le “mosche bianche” di un validissimo, onesto ed  efficiente sistema –j9 da mantenere invariato, il quale ne uscirà anzi rafforzato, per merito dello storico eroe solitario, rivelando – cinematograficamente parlando – la stessa natura national-propagandistica degli stati europei, ma resa in modo più sofisticato, più nascosto e assai più subdolo, alla fine prorompente nell’immancabile: “Giustizia è fatta!” dell’INGIUSTIZIA.  Sulla scia di questo filone e grazie ad esso, Sylvester Stallone Sceriff del Paese degli Sbirri, riesce a cavarsela e a sopravvivere in mezzo alle pallottole che gli fischiavano da tutte le parti, ma che per fortuna lui può sentire soltanto in un orecchio. La critica statunitense ovviamente dice che il film è un poliziesco di taglio realistico, costruito con intelligenza, coerenza nella storia e attendibilità nei personaggi, senza menzionare l’ingiustizia sistematica del salvaguardare a tutti i costi la vita dell’eroe solitario, mentre gli altri, soprattutto i co-protagonisti che interpretano la parte dei “cattivi”, devono lasciarci a tutti i costi le penne, mentre nella realtà avviene esattamente il contrario. Ma è questo che piace al sistema negativo invertito, alla critica, al pubblico e al botteghino. Perciò, è meglio sorvolare e occuparci, a proposito di Sbirrolandia, del povero Stallone, ancora una volta bravissimo come attore caratterista e ancora una volta sottovalutato. Ci dicono che a Hollywood e dintorni, lo considerino il peggiore degli attori, e che sia stato (e continui ad esserlo) il superpremiato del genere; ma che lo sopportano perché fa un sacco di soldi. Ma anche questa è una grossa ingiustizia perché, prescindendo dagli incassi dei suoi film, professionalmente non ci sembra inferiore ai tanti attori mediocri diversamente osannati. Dopo ben dieci anni, se Cop Land è ancora vedibile, lo dobbiamo proprio a lui.

 
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