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Spiderman 3 - recensione

Spiderman 3 locandinaNei precedenti numeri, ci sembrava di aver intuito che la storica fidanzata di Peter Parker-Tobey Maguire. l’affascinante Mary Jane Watson – interpretata da Kirsten Dunst – nell’impossibilità di poter costruire una relazione vera e stabile con Spiderman, avrebbe preso altre strade.   Invece, rieccola qui, più bella, stereotipata e insoddisfatta che mai. Quindi la vita è meravigliosa per Peter Parker-Spiderman, che ama riamato Mary Jane, è idolatrato dalla gente e dai giornali di New York e nessun cattivo è in grado di tenergli testa. Ci pensa però il regista Sam Raimi a vivacizzare un po’ l’ambiente, facendo diventare cattivo lo stesso Spiderman in modo che possa contrastare se stesso e mettere le cose su un piano di perfetta parità competitiva. Le tre facce del Male Perfetto emergono così visibilissime quando da un meteorite caduto nei pressi di New York, viene fuori un mostruoso parassita il quale si introduce nel costume di Spiderman da cui ha la capacità di insinuarsi nell’animo dell’eroe e di fargli mostrare il suo lato peggiore. Ed ecco lo Spiderman Travestitista, il buono, lo Spiderman Evidentista, il cattivo, e la Disconoscimentista Mary Jane, la quale è buona per altre qualità più appariscenti, e pertanto più che buona è decisamente “bona”, come direbbero i buongustai. Ma per creare un po’ di casino in più, arrivano dal settore evidentista per dare manforte al Superman cattivo (il quale sfreccia e vola per la città con un costume tutto suo, nerissimo), vecchi e nuovi cattivi, che naturalmente si dimostrano più pericolosi del previsto, e Mary Jane – delusa dal comportamento  del Peter Parker Evidentista – lo abbandona. La domanda, che a questo punto dà uno scossone alla vicenda, la quale  tra balzi, sbalzi e  scossoni, voli  e ragnatele, si era trascinata un po’ troppo stancamente, è ovvia quanto i titoloni dei giornali che all’epoca ne abusavano sistematicamente: “Riuscirà il nostro eroe a sconfiggere gli avversari e riconquistare il cuore dell’amata?”.  Ma c’è anche la “novità” di un nuovo avversario per Spiderman, che ha la forma di una gigantesca creatura fatta di sabbia, ma talmente mostruosa,  imponente ed emergente nelle strade di New York, dal costringerci a un pensierino su un certo King Kong che nella vicenda attuale non dovrebbe entrarci per niente. Ma il pluralismo, il relativismo e il libero mercato del contesto obsoleto, impongono che il nostro eroe debba avere sempre avversari alla sua altezza, e il Superman cattivo non è niente male, però ce ne vogliono sempre degli altri. Quindi che dire? Che il film è un fumettone? Sarebbe l’elogio più scontato che gli si potrebbe fare, essendo difatti la trasposizione sul grande schermo di un fumetto. Oppure che gli effetti speciali creano più confusione che altro? Anche questo risulterebbe un gran bel riconoscimento: è loro compito provocare il più gran casino possibile. Ci tocca allora parlare degli attori, tra i quali Kirsten Dunst è talmente  precisa e stereotipata nel riproporci la figura classica della fidanzata dell’eroe, che ci si aspetta da un momento all’altro di vederla rapita dal cattivo di passaggio e legata sulle rotaie, in attesa dell’arrivo del treno che la schiacci o dell’eroe che la salvi. E chi arriva immancabilmente prima, ce lo possiamo immaginare. Ma c’è la critica feroce che ad ogni Spiderman, viene puntualmente rivolta a Tobey Maguire, secondo la quale egli sarebbe troppo monocorde e inespressivo, una specie di totem catatonico, una figura statica, un pupazzo o un cartoon che affronta con lo stesso piglio le situazioni più diverse. Ma la critica dimentica che Spiderman è proprio tutto questo: un disegno scaturito dalla matita di disegnatori che - senza offesa - non sono certo Giotto, per cui elogio maggiore non potevano fargli; e sotto questo aspetto l’interpretazione di Tobey Maguire sfiora la perfezione.

 
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