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Match Point

Match Point locandinaWoody Allen, il quale lo ha scritto e diretto, è la grande sorpresa di questo thriller all’acqua di rosa e un po’ alla Hitchcock, quindi decisamente amabile, piacevole e godibile: probabilmente il più fluido e il più articolato dei suoi ultimi film. E Match Point è sicuramente il più estroso, anche se non troppo: soltanto quel tanto da farlo apprezzare da tutti: critici e pubblico. Una maggiore estrosità, avrebbe trasformato dalla casualità molto controllata alla incontrollabile follia dell’estro, il tema conduttore del film. Perciò, c’è una certa delusione verso il finale, perché ci si aspetta da un momento all’altro il balzo fulmineo, la trovata geniale di Woody, la sorpresa esplosiva. Invece niente di tutto questo. Il film prosegue e si conclude, seguendo diligentemente il filo conduttore della casualità, la quale è l’unica a risolvere a proprio piacimento il caso poliziesco e ogni suo enigma, imprudenza o errore, stradominano la scena cinematografica. Chris Wilton (impersonato dall’attore irlandese Jonathan Rhys-Meyers) è un tennista che rinuncia alla sua carriera sportiva, per dedicarsi all’insegnamento di tennis in un club di alto livello di Londra, dove conosce Chloe (interpretata dall’attrice inglese Emily Mortimer) , che si innamora di lui e del suo interesse per la cultura (ovviamente finto, ma lei non se ne accorge). Il padre di Chloe, è l’altrettanto ovvio ricco uomo di affari che lo introduce nella sua attività finanziaria; e le due ovvie combinazioni producono l’inevitabile matrimonio tra i due giovani. La moglie di Chris desidera ardentemente di avere un figlio, ma a rimanere incinta è invece - omettiamo per non mettere il dito sulla piaga, di fare ancora uso dell’avverbio relativo all’ovvietà; e lo facciamo anche riguardo al colore dei capelli della bella di turno - la sua amante segreta ex fidanzata del fratello di Chleo, interpretata da Scarlett Johansson, la bellissima bionda del film. Ci fermiamo qui per non rivelare altro della trama dell’opera cinematografica, che a questo punto abbandona decisamente l’ovvio, per dedicarsi alla più imprevedibile delle casualità narrative, mettendo così in mostra i meriti genialoidi del simpaticissimo Woody, il quale, in gran forma e in trasferta da Manhattan a Londra, sorprende, scherza e “frega un po’ tutti”, disattendendo ogni aspettativa nel seguire rigorosamente il copione, senza introdurvi alcunché di rocambolesco, sussultante o imprevedibile, cioè di quello che da lui ci si aspetta,  dando così corpo alla “vera sorpresa”. Woody Allen ci fornisce però l’occasione di riflettere sulla casualità di un mondo dove la fortuna è apparentemente cieca, quanto la sfortuna ci vede invece benissimo.  E il perché non è casuale quanto ovvio, come lo stesso film di Woody sembrerebbe volerci dire. I due personaggi principali, l’ex giocatore e insegnante di tennis e Nola, la sua amante segreta, rappresentano la parte “scalognata” del contesto socio-economico, specialmente Nola la quale, essendo una aspirante attrice di modestissime condizioni finanziarie e di conseguenza puntualmente bocciata ai provini che ostinatamente continua a procurarsi (e anche quello con il ricco fidanzato è andato malissimo, avendola questo “scaricata”), è la parte più debole e quindi  povera dello staff, mentre Chris che ha superato i suoi provini, ha fatto un bel balzo di qualità, ha trovato una ricchissima moglie e sta facendo soldi e carriera nell’azienda del suocero. L’ovvietà e la casualità vanno quindi a braccetto, tanto da mostrarsi intercambiabili a seconda delle circostanze.  E una di queste, quella fondamentale, è che Chris ha barato per superare i suoi provini, mentre Nola non lo ha fatto.

 
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