Roberta Torre, dopo il debutto in Tano da morire, districandosi tra alti e bassi (soprattutto bassi secondo la critica meno favorevole) ci offre un film che sembra raggiungere il fondo, il quale riferendosi però ad un “pozzo senza fondo”, fa presagire altre precipitazioni condite di reiterazioni, copie conformi, rifacimenti e amene riletture di altri film. La caricatura di Mister Hyde è al centro del lungometraggio e del protagonista, l’ispettore Luca Moccia interpretato da un attonito Luigi Lo Cascio, il quale è sicuramente il primo a chiedersi dove sia finito il dottor Jekyll…invero l’altra metà di se stesso, tanto che tale ricerca diviene il tema del film. Egli ha da poco iniziato una relazione con una certa Veronica, agente immobiliare francese, e si stà occupando di una indagine sull’omicidio di una giovane studentessa rinvenuta nuda e maciullata per effetto di pratiche sessuali estreme. L’immobiliarista francese, che appare, scompare e riappare a intermittenza, come una pubblicità notturna, ha il compito di fornire il contorno alle peregrinazioni e alla frequentazione di ambienti della notte - in cui si praticano scambi di coppie, giochetti sadomaso, omo, etero, bisex, ammucchiate e altre specialità sessuali nell’arco della patologia e dell’aberrazione generale, finalizzate alla degenerazione del sesso in rispondenza e perfetta conformità con la corruzione e il degrado sociale - di un Luca Moccia congiuntamente impegnato nella ricerca dell’autore dell’omicidio e dell’altra parte di se stesso, immedesimandola nell’assassino della giovane studentessa, e quindi confusamente, ovvero più erroneamente che sorprendentemente, ribaltando i ruoli dello sdoppiamento della personalità, ma cementandoli l’uno nell’altro, laddove il dottor Jekyll è Hyde e Hyde è il dottor Jekyll. Accanto all’attonito Luigi Lo Cascio, si accende e si spegne la presenza di una languida Anna Mougialis, visibile in un corpo di carne ben modellato attorniato qua e là dal coinvolgimento nei ruoli secondari di attori sfocati e distratti, quanto la regia di Roberta Torre da rivedere quando, tornando ai propri lidi mediterranei, eviterà di rincorrere gli improponibili modelli d’oltreoceano.






