L’attore Sandro Lanza che ha lavorato con Corbucci sognando di recitare con Germi e Risi, è ormai al suo crepuscolo artistico che inesorabile coinvolge la sua vita personale: ha tre figlie avute da tre donne diverse da lui abbandonate per seguire la carriera artistica. In seguito a un intervento sbagliato di chirurgia estetica, viene scaricato da una giovane starlette e dalla serie televisiva di cui era protagonista, e in preda alla disperazione tenta il suicidio. Al suo capezzale, in ospedale, accorrono le tre figlie da lui fin lì trascurate, con le quali egli - non avendo altro a cui aggrapparsi - cercherà di instaurare un nuovo rapporto. Prese ciascuna da disperazioni e tragedie personali, nel tentativo di sbarazzarsi di lui le tre figlie organizzano una cena di cui l’ospite d’onore è l’affascinante Alma Kero (Francesca Neri), con la quale sperano che il padre inizi una relazione. Lo scopo del regista Pupi Avati, è duplice: il primo è il recupero e la rievocazione del cinema di Sergio Corbucci, frequentatore di tantissimi generi e sottogeneri diversi, dal canzonettistico allo spaghetti-western passando per il costumistico e il poliziesco, nel quale introduce il protagonista del suo film, il quale chissà perché (bisognerebbe chiederlo ai ricordi, alle frequentazioni e alle amicizie di Pupi Avati) sogna però di recitare per Germi e Risi e non magari – tanto per fare un esempio - per Federico Fellini; il secondo è la riparazione, che gli è cara, di dissidi, trascuranze e frantumazioni familiari. Sul secondo obiettivo del regista, quello del recupero familiare, s’inserisce una Alma Kero-Francesca Neri più ebbra e surreale che convincente, anche se il film avrebbe la pretesa di farci credere il contrario, dato che è lei, in quanto ospite d’onore e prescelta quale giusta compagna del protagonista, a mettersi prepotentemente da parte, rinunciando al suo ruolo affinché la “cena per farli conoscere”, resti unicamente “riservata” a un padre e alle sue tre figlie. Il prosieguo del film - al quale Diego Abatantuono presta come consuetudine (qui nella parte di Sandro Lanza) la propria recitazione-non recitazione di un immutabile se stesso a tratti condita da battute spiritose o comicistiche - si snoderà infatti su questo tema, dopo che la “conoscenza familiare” avrà dato i suoi frutti rasserenando gli ultimi momenti della vita di un vecchio padre e arricchendo di nuovi ricordi le giovani figlie, interpretate queste con eccessivo manierismo da Vanessa Incontrada, Violante Placido e Ines Sastre, più stereotipate e sbiadite che vive e respiranti. E tra le tre, ci spiace soprattutto per Ines Sastre, che ricordiamo luminosa e bellissima nell’indimenticabile interpretazione del film: “Il testimone dello sposo”, diretto sempre da Pupi Avati.






