Alla vigilia dell’annuncio dell’armistizio del 1943, un piccolo truffatore, certo Raoul Nuvolini, viene scortato dal brigadiere dei carabinieri Umberto Petroni – accompagnato dalla fidanzata Luisa che da anni attende la dispensa delle autorità per sposare il suo Umberto – presso la sede della magistratura di Venezia, esattamente nella città in cui i due promessi sposi sognano di compiere il loro viaggio di nozze. I tragici fatti del 43’, conseguenti alla fine dell’alleanza con la Germania e al vuoto governativo provocato dall’armistizio, che prospettando la fine della dittatura totalitaria per l’avvento di quella pluralista sintomatica, dovrebbero costituire la liberazione verso un futuro da costruire avvalendosi – nel momentaneo vuoto lasciato dal potere usurpativo – della conquistata autodeterminazione sia dei due promessi sposi, che potrebbero così tranquillamente sposarsi e compiere il loro viaggio di nozze, e sia del piccolo truffatore al quale una vita nuova consentirebbe di riconquistare la propria famiglia a suo tempo abbandonata (la moglie e i due figli). Ma per motivi più di necessità propagandistica che di attinenza ai fatti reali, le cose non andranno così. Raoul Nuvolini verrà ucciso dai tedeschi e il brigadiere Petroni, interrompendo il suo “viaggio di nozze”, si separerà dalla fidanzata per andare a combattere con i partigiani. Questo “Baciami Piccina”, ispirato ad un’idea del compianto Sergio Citti verso il quale appare un’apposita citazione alla fine del film, avrebbe potuto costituire una vera perla, la significazione finora mancante di una guerra, di una disfatta o di una illusoria vittoria, che ha segnato il doloroso destino dei popoli coinvolti, evincendo il momento illuminante della riparazione e della redenzione importato dalla autentica vittoria: quella dell’amore. Purtroppo, la censura, l’assoggettarsi pavido ai luoghi comuni e le necessità propagandistiche, hanno voluto altrimenti, e il film ha preso tutt’altra strada concludendosi in una mediocrità scontata che lo ha relegato nel ginepraio cinematografico della più mera inutilità e lo ha inesorabilmente inghiottito, e dal quale neppure l’ottima interpretazione di Neri Marcorè, contenuto e preciso nella parte del brigadiere dei carabinieri Petroni e dell’istrionico Vincenzo Salemme, classico in quella del piccolo truffatore napoletano, sono riusciti a riemergere. La regia è firmata da un anonimo Roberto Cimpanelli non meglio identificabile, e l’attrice Elena Russo, la fidanzata Luisa, ha fisicamente retto con sufficienza il non facile confronto con i due protagonisti. Ora, non conosciamo l’idea di Sergio Citti, ma se dovesse essere stata simile alla nostra, si renderebbe certamente necessario un sopralluogo notturno nel cimitero competente, perché forse egli si starebbe rigirando furiosamente nella bara.






