Siamo nel 1814, a Portoferraio, quando la sovranità dell’Isola d’Elba fu riconosciuta all’imperatore decaduto ed esiliato. Un giovane idealista elbano, Martino Papucci, maestro e aspirante scrittore libertario che vive a Portoferraio con il fratello Ferrante e la sorella Diamantina, viene assunto quale scrivano e confidente di Napoleone. E qui coglie l’occasione per progettare l’assassinio del tiranno. La vicenda costituisce la trasposizione cinematografica del romanzo di Ernesto Ferrero, ma nel film il protagonista invece di un coetaneo dell’imperatore è un antieroe nel pieno della sua esaltazione giovanile, ma già preda dell’analfabetizzazione intellettuale e della confusione politica, che – con l’aiuto determinante della storia e degli autori sia dell’opera narrativa che del film - gli impedirà di portare a compimento il suo proposito e consentirà a Napoleone di morire sei anni dopo sull’Isola di Sant’Elena. Per cui il film, oltre a suscitare l’interrogativo immancabile su un’inutilità ereditata dall’opera narrativa alla quale si è ispirato, venendo a far parte della straripante totalità delle cose inservibili, è di per se stesso un piccolo monumento alle macerie della storia, ma si salva per le tre sorprese puramente cinematografiche che riesce a confezionare per un pubblico che guardi i film con un minimo di attenzione: la recitazione incredibilmente brillante ed efficace della bellissima Monica Bellucci, quella della meno bella ma bravissima Sabrina Impacciatore, e soprattutto l’inattesa buona interpretazione del bruttissimo Massimo Ceccherini, stupefacente nel ruolo garbato e controllato di Cosimo, il locandiere imbranato che corteggia Diamantina. L’originale interpretazione di un Napoleone sconfitto e malinconico, straordinariamente resa da Daniel Auteuil, non si può certo annoverare tra le sorprese, ma è comunque una eccellente conferma che a pieno titolo assegna a “N – Io e Napoleone – diretto da Paolo Virzi, l’etichetta meritatissima di film da non perdere.






