Dai colori accecanti, immenso, straripante, iperrealista, primo film della possente trilogia di Zhang Yimou dedicata ai wuxiapian, genere cinematografico “cappa e spada alla cinese”, che trasvola la Storia della Cina tra il 481 e il 221 aC, La vicenda è quindi ambientata nella Cina di 2000 anni fa divisa in sette regni e narra le gesta di Senza nome, l’eroe del titolo interpretato da un eccellente Jet Li che utilizzando affascinanti flashback racconta al futuro imperatore come sia riuscito a sgominare i sicari che lo stesso re di Qin e futuro imperatore gli aveva inviato contro: Spada spezzata, Neve volante e Cielo. La bellezza coreografica di ogni battaglia ha il suo colore dominante che, dopo il combattimento “acquatico”tra Jet Li e Tony Leung, culmina nella pioggia di foglie dorate in cui si immerge la lotta tra le stupende prime donne Zhang Ziyi e Maggie Chung. La poesia, la leggerezza, la soavità e contemporaneamente la violenza espressiva e la maestosità che emergono dagli stupefacenti scenari, vitalizzano come fiamme di fuoco dirompente il più grandioso dei teatri del cinema. Il ritmo sincopato e l’eccesso significato dalla esagerazione consapevole di Zhang Yimou, risultano forse i migliori pregi della filmografia che con i costumi, i colori e la musica, costituiscono il meglio del cinema made in Hong Kong, ponendo in vetrina un nuovo capolavoro, se non si inserisse nel tutto – dolorosamente inficiandolo – l’analisi forzata che in maniera diversa svolgono i protagonisti sulla guerra e sul ruolo paradossalmente “pacificatorio” che la stessa avrebbe, facendo il verso a una spregevole attualità e relegando Hero nella veste di un mero prodotto di propaganda guerrafondaia, dal quale molto ma molto affannosamente riesce a venir fuori in virtù dei suoi indimenticabili pregi radicati sulle tradizioni marziali, squisitamente artistiche, recitative e teatrali, dell’antica Cina dei wuxiapian.






