Secondo film di Zhang Yimou sulla trilogia dei wuxiapian, e seconda opera sospesa nel tempo che egli ci propone avvolgente di bellezza coreografica, di colori, temi poetici e stupefacente luminosità scenica. L’anno è l’859 D.C. e la dinastia regnante dei Tang è in declino. Numerosi gruppi rivoluzionari perseguono la caduta delle forze imperiali, ritenute responsabili della decadenza morale che affligge il paese. Una danzatrice cieca è sospettata di appartenere al clan rivoluzionario della “casa dei pugnali volanti” e due ufficiali dell’esercito vengono incaricati di usarla come esca per “stanare” gli alti vertici della fazione fuori legge. A differenza della prima opera della trilogia wuxiapian, “La foresta dei pugnali volanti” non si sofferma sul tema guerra mascherandolo e volgendolo al pacifismo secondo le peggiori mode in vigenza, ma si limita a coniugarne la significazione e le pratiche perverse a quelle dell’amore, nel senso che - da sempre – sia in amore che in guerra non esisterebbero regole, se non quella di perseguire con ogni mezzo la propria causa. E, seppure inconsapevolmente, la fine tragica dei protagonisti lo dimostra nel pieno senso distruttivo, dato che nella realtà è esattamente il mezzo usato a definire la causa, e non viceversa come erroneamente ritenuto, risultando ogni teorizzazione machiavellica puntualmente smentita dalla Storia. La causa della guerra, la causa della rivoluzione e la causa dell’amore configureranno così, congiuntamente, ponendola in bella e spettrale vista, la causa della MORTE, in netta contraddizione con il fine sublime dell’amore che, in quanto tale, è e resta il fine uno, unico e indivisibile della Vita. A parte l’inevitabile ribaltamento dei contenuti provocato dalla negativizzazione e dall’invertimento culturale, la stupenda danzatrice cieca, impersonata da una prima donna dalla bellezza travolgente che la promuove al ruolo di dea incontrastata del cinema, conferisce in ogni caso all’opera cinematografica il fulcro e il perno fiammeggiante da cui, in virtù dei propri pregi espressivi e dei tempi perfetti, il film si dilata e divampa vertiginosamente, accompagnando le poetiche e gli echi musicali del mondo visibile delle immagini e incorniciando di suoni armoniosi, figure danzanti e colori abbaglianti, il lirismo narrativo dell’autore, fino a raggiungere le più alte vette della magnificenza e della spettacolarità filmografica.






