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Un'estate al mare - recensione

Un'estate al mare locandina“Slegato da ogni realtà”, potrebbe risultare il giudizio unanime su questo film, relativamente camuffato da diversità di esposizione opinionista significante, espresso dai pressapochismi menomati da negativizzazione e invertimento, che finiscono per consegnare al filmato il migliore viatico per la sua funzione di specchio caricaturale irriverente e canzonatorio, ricalcante l’esatta espressione di un contesto reale fatto di copie, aborti e rifiuti umani, che si pretenderebbe diverso. Nel pasticciaccio che ne segue tra Peschici (dove, dalla Svezia, un cornuto Lino Banfi ritorna per una vendetta improbabile), Forte dei Marmi (un irriducibile tifoso della Fiorentina cerca di portare alla corte dei viola il portierone nero del Real Madrid), Roma (coppie scambiste si intrigano in volgari intrecci pseudo amorosi), Capri (un antiquario si finge gay per vendere mobili e quadri, approfittando dell’equivoco per sfogare la propria libido eterosessuale su una avvenente signora all’uopo disponibile), Ostia (Enzo, separato dalla moglie, trascorre una giornata al mare rifilando al figlio una caterva di balle improponibili), Ischia (qui il ragioniere Persichetti  accompagnato dell’abbondante consorte, si invaghisce di una bella violinista), e infine nell’anfiteatro di Porto Rotondo in cui si esibisce un attore passato al doppiaggio a causa di problemi di memoria e di udito, che diviene il luogo delle risate più vere dove il film trova la sua salvezza e forse la propria ragione di essere grazie a un Luigi Proietti, istrionico, gigionesco e logorroico quanto volete, ma che una parvenza del mestiere dell’attore cinematografico, riesce spesso a fornirla. Ecco, quindi, un cinema che secondo i negativi invertiti più intransigenti nella negativizzazione e nel capovolgimento, “non saprebbe più dove andare a cercare la bellezza”, ma che in realtà i sintomi che regia, interpretazione, sceneggiatura, produzione, critica e pubblico, espongono come in una mostra di arte figurativa, con  esatta proporzione del contesto maligno da cui provengono e vanno nel chiuso abortivo del cerchio, ci dicono come è naturale al negativo invertito, esattamente il contrario. Di fatto – e l’utilizzo dello specchio di Dracula .incapace di riflettere la propria immagine spettrale, ne è prova inconfutabile - questo è il cinema di un costume e di una società talmente inflazionati di bruttezza, che non resta che guardarsi intorno (o restare in casa propria scegliendo a caso), per trovarla.

 
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