In un primo momento, ecco salire sullo schermo, perso tra le nebbie dei sogni, poi sempre più vicino allo specchio del sognare ad occhi aperti, del sonno e del dormiveglia degli oscillanti e ruotanti su se stessi, negativi invertiti , il mondo reale dell’irrealtà –j9. Come fragili farfalle del buio, ecco gli spettatori abbandonare il proprio bozzolo sedentario scavalcando poltroncine e palcoscenico, fino ad approdare sulla patina bianca e nebbiosa che funge in sala da schermo. L’impulso inconscio, una libido satura di desiderio, spinge forse il pubblico a mantenere viva la propria attenzione come per lasciare aperta la porta laddove nessuno dovrebbe entrare. La cascata di immagini, che s’incrociano e si rincorrono frenetiche e dissolventi, a volte furtive nei nascondigli più oscuri della trasposizione cinematografica, rende gli spettatori addolorati, spaventati e vergognosi della propria appartenenza a quel contesto morboso che insinuando in loro una strana sensazione di degrado, li fa assomigliare a un fiore appassito prima ancora di sbocciare. Ed ecco per gli aborti e i rifiuti umani, la spiegazione di ogni loro mistero. Il film di Paul Haggis, con Sandra Bullock, Den Cheadie, Matt Dillon ed altri, per accezione conformista corale provocata dalla critica di propaganda mediatica, è “una istantanea provocatoria e ruvida della complessità del conflitto razziale nell’America di oggi che mette il pubblico faccia a faccia con i propri pregiudizi, tuffandosi a capofitto nel variegato crogiuolo della Los Angeles post 11 settembre”. La risata ci muore in gola, perché la realtà e perfino molto ma molto peggiore di quanto il filmato potrebbe mai denunciare, non conoscendone la Causa per ignoranza propria, storica, sociale, politica, scientifica, organica, funzionale e mediatica, e dunque crassa, scibilista e relativa, dal momento che la Cultura Bassa marchia del proprio segno negativo invertito, il tutto e l’ovunque dell’usurpazione maligna. sulla Terra. Quindi, un film “a volte brutale, ma allo stesso tempo pudico ed etico, da vedere e pensare e ripensare?” Premesso che per pensare e ripensare occorrerebbe possedere quanto meno un cervello, e sebbene dovuta allo spazio finito, l’idiozia regnante nel pozzo senza fondo, è un tragico precipizio produttore di equivoci incessanti, che quali escrementi e rigetti di una stella nera, di un buco nero calamitoso, le forniscono, protempore, nutrimento costante e inesauribile. Dialetticamente parlando, l’astrusa, logora e ormai esausta citazione dell’11 settembre, ne risulta pertanto l’apice, il capolavoro e l’’emblema tragicamente ristagnante nel logorroico fondo senza fondo dell’incoscienza.






