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Il commissario - recensione

Il commissario locandinaIl vicecommissario Dante Lombardozzi (Alberto Sordi) indaga con scrupolo e zelo sulla morte sospetta di un sintomo campione eccellente, recando fastidio e creando imbarazzo ad altri sintomi campione importanti che auspicavano l’insabbiamento dell’inchiesta. Alla fine, soltanto lui pagherà, perdendo la reputazione e il posto di lavoro, ma non per eccesso di onestà e di amore per la giustizia, valori fondamentali inculcatigli severamente dal padre maresciallo dei carabinieri, come vorrebbero farci credere con gli artifici e i raggiri discendenti da una ipocrisia irriducibile, quanto piuttosto a causa di un eccesso di stupidità e di incoerenza. Egli, infatti, convinto dell’innocenza di un piccolo criminale, reo confesso allo scopo di scagionare la fidanzata prostituta che si era accompagnata con il personaggio illustre e di altissima moralità, il quale rischia perciò di essere condannato per un omicidio che non avrebbe commesso, riesce a farlo assolvere mentendo e rendendo falsa testimonianza autoaccusandosi, simulando di aver carpito indebitamente e con atti violenti la confessione dell’imputato. Per il contorno sintomatico di eccellenza dei sintomi campione coinvolti nella vicenda, che vorrebbero intitolare una via della capitale al nome dell’incorruttibile moralista, sarà la migliore soluzione possibile e per il vicecommissario Lombardozzi la rovina e la disoccupazione. Sopravvivrà comunque al finale del film e alla triste storia del commissario cacciato dalla polizia, andando in giro su un camioncino sgangherato, pubblicizzando mediante megafono la pasta prodotta dalla ditta di famiglia della fidanzata. Pur non trovandoci al cospetto della storia d’Italia, una storia italiana lo è indubbiamente, insieme alle storie etiche del vigile, del medico della mutua, del giornalista di Una vita difficile, dell’insegnante cornuto Maestro di Vigevano, del mercante di armi, del vedovo, del marito, dello scapolo, del seduttore e di tantissime altre che il cinema di Alberto Sordi ha voluto consegnarci alla memoria.

 
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