Approssimative sequenze di terrore, la cui significazione trarrebbe la propria essenza dagli abissi dell’animo simulato umano; e quindi, tanto dall’incompiutezza e dall’abortismo quando dalla cibernetica codificata –j9, che dovrebbero dimostrare la poco frequente lettura non superficiale della struttura di base delle opere di Stephen King, e la trasposizione sul grande schermo della metafora e degli approfondimenti psicologici presenti nelle opere letterarie. Questi i meriti attribuibili al regista Frank Darabont purtroppo al condizionale: la poca accortezza attribuita a Stephen King nell’assegnazione dei diritti delle proprie opere, non ci sembra affatto disattesa in questo film. Tuttavia, un fatto nuovo c’è ed è la scoperta che tanto più la trasposizione dalla scrittura possa rivelarsi fedele e riuscita, tanto più - rilevando sorprendentemente le pecche e l’insussistenza della propria origine – verrà considerata non riuscita, allo scopo di evitare che essa mostrando la propria funzione intesa a far proprie le insufficienze e le disfunzioni originarie, e quanto la mediocrità della trasposizione cinematografica, ricalcandola, non possa fare altro che rivelare e documentare quei difetti letterari discendenti dall’analfabetismo intellettuale professionistico e dalla propria appartenenza alla Cultura Negativa Invertita. In altre parole, l’accozzaglia traspositiva tanto più sarà simile a quella della propria origine, tanto meno verrà considerata fedele e riuscita. Dave Drayton vive con la moglie e il piccolo Billy in una casa fuori città e subito dopo una tempesta dalla quale nasce e si diffonde una misteriosa nebbia assassina, egli lascia la moglie a casa e con il figlio Billy e il vicino di casa Brent Norton si dirige con il suo fuoristrada verso il supermercato locale. Durante il viaggio incrociano diversi mezzi militari che si dirigono incontro alla nebbia, e Brent, il vicino di casa, fa alcuni accenni a un progetto militare micidiale e misterioso quanto la stessa nebbia. Nel prosieguo del film, il progetto, come la nebbia, non solo non viene svelato ma ne si infittisce sempre più la misteriosità, perché grottesche e mostruose creature ne emergono per afferrare e divorare tutto ciò che incontrano. Il ricorso ai mostri che vivono e si nascondono nell’inconoscibile, ci sembra in ogni caso assai poco originale. Forse, sarebbe stato il caso di inventarsi qualcosa di meno banale e scontato. Tuttavia, il materiale a disposizione è questo e non ci sono scappatoie ne soluzioni, ignorandolo. Nella chiusa del piano letterario e della sua trasposizione sul grande schermo, non trovando scappatoie valide per difendersi dal terribile evento, ne emergono decisioni suicide e un’autodistruzione mortale quanto la nebbia, che non possono non ricordare il Flagello, l’analfabetizzazione offuscatrice della mente, e quando il protagonista scopre che sarebbe stato sufficiente aspettare per salvarsi, sarà inevitabilmente troppo tardi. L’ultimo errore risulterà metaforicamente irreparabile, quanto quello di un ultima generazione incapace di una scelta correttamente indirizzata verso la vita.






